Categoria: Cinema

Happy go lucky - La felicità porta bene di Mike Leight, con Sally Hawkins

  

Dopo aver letto entusiastiche recensioni, ho deciso di vedere questo film del regista Mike Leight, lo stesso di "Segreti e bugie" e di "Il segreto di Vera Drake".
Premesso che quest'ultimo film, vincitore del Leone D'oro di Venezia 2004, è stato TERRIBILE per me, prego di prendere quello che scrivo come opinione strettamente personale!!

Pauline, POPPY, per gli amici, ha 30 anni, vive nella zona nord di Londra dove fa la maestra elementare. Divide il suo appartamato con una cara amica e nel week end va a ballare in dicoteca. In seguito al furto della sua bicicletta, decide di prendere finalmente, la patente. A darle lezioni di guida sarà un uomo con evidenti problemi psicologici che si innamorerà di lei. Tutto il resto della giornata invece lo passa RIDENDO!!

RIDE SEMPRE, anche per cose stupidissime e questo dovrebbe essere un messaggio positivo e di grande ottimismo secondo il regista e secondo le persone che hanno apprezzato questo film che, a mio parere, non decolla mai. Assolutamente inutili alla trama, sono le (lente) scene che mostrano

Poppy alle prese con un barbone con il quale prova a stabilire una connessione verbale. Ugualmente inutile è l'ALLEGRIA che accompagnia la protagonista dal fisiatra in seguito ad una contrattura. Nel corso del film Poppy troverà l'amore. Ovviamente questo le porterà grandi gioie e conseguenti grandi RISATE!!

L'attrice in sè è piacevole( anche lei ha vinto un premio come migliore attrice al festival di Berlino, nonchè un Golden Globe PER QUESTO FIML!!!), un po' anonima forse, ma l'abbigliamento che sfoggia in ogni scena (es: calze ricamate tipo centrino che mostrano mutande arancioni abbinate ad un reggiseno fucsia!!), la rende quantomeno eccentrica.
Che altro posso aggiungere: tutti noi sappiamo dove abbonda il riso... :-)


   

  
  


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Mr Nobody di Jaco Van Dormael

  

Scenda del film Mr Nobody di Jaco Van Dormael.

La vita prende direzioni diverse a seconda delle nostre scelte.
Imboccata una via non si può tornare indietro. Ma fino all'istante prima di prendere una decisione, quando siamo di fronte al bivio, abbiamo ANCORA tutte le possibilità e tutte le potenzialità che la vita stessa può offrirci. Ma se noi NON DOVESSIMO SCEGLIERE? Se tutte le vie fossero percorribili, potremmo vedere le nostre sorti, potemmo vivere e morire più volte?

Questo è il tema principale del film MR NOBODY di Jaco Van Dormael presentato al festival del cinema di Venezia pochi giorni fa (anche se girato tra il 2001 ed il 2007). O, almeno, è un modo per descrivere questo film che è apparentemente(o forse no?), un mix di film quali "Sliding Doors", "Il curioso caso di Benjamin Button"e "21 grammi"(per quanto riguarda la scomposizione cronologica degli eventi), ma non manca neanche la foglia volante di Forrest Gump!

Il protgonista Nemo Nobody( Jared Leto), prima di nascere si trova in un limbo dove tutti i bambini conoscono quale sarà la loro sorte(situazione già vista
ma forse, dai più dimenticata nella storia "L'uccellino azzurro"): qui, l'Angelo dell'Oblio, sceglie i bambini che devono venire al mondo, toccandoli sulla bocca. In quel momento i bambini rimuovono il loro sapere. L'angelo, si dimentica però di toccare Nemo che da quel momento nascerà, sceglierà i suoi genitori, i MIGLIORI, per lui e prenderà
fin da piccolo, le sue prime terribili decisioni: se solo si potesse non scegliere!

Tutta la storia viene però, raccontata, o, per meglio dire, sognata, da un Nemo di 118 anni: siamo infatti nel 2092 e gli uomini non sono più mortali, eccetto Nemo e vanno in giro attaccati ognuno al proprio maialino che assicura il ricambio cellulare! Ma è anche l'anno in cui l'energia dell'universo cambia direzione rispetto all'entropia che muove tutto verso il disordine (il fumo non torna mai dentro la sigaretta!)e questo cambierà tutto.

Insomma una storia complessa, a tratti scontata e a tratti no. Il tutto condito da effetti speciali davvero d'effetto, da una colonna sonora dolce e malinconica e da una vasta gamma di sentimenti(amore, tristezza pena, paura...)che in ogni caso, non lascia indifferente lo spettatore. Gli attori sono tutti belli e bravi, soprattutto Sarah Polley, nel ruolo di una delle mogli con problemi di depressione, ma anche gli attori che interpretano i personaggi da piccoli sono degni di nota.

C'è da dire che il film dura più di 2 ore, durante le quali lo spettatore
cerca di capire il messaggio del regista, non sempre molto chiaro. Il mal di testa all'accensione delle luci è quindi normale...


   

  
  


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Transformers il film dei Robot.

  

Decisamente un film per maschietti: le auto BRUM BRUM, i robot PUM PUM, le tette della gnocca di turno POPI POPI! Frasi sentite mille volte dalla bocca dei nostri cartoon anni '80: "Gli umani hanno il diritto ad una vita migliore della nostra, c'è del buono in loro" BLEAH!!!

Forse sono io troppo "vecchia" per certi film. Salvo solo le trasformazioni auto/robot e viceversa. Dimenticavo, è un incubo lungo 2 ore e 17 minuti!!!

P.S. DA NOTARE LA FACCIA DA EBETE DEL PROTAGONISTA!!!
P.P.S. Devo proteggere gli umani dalla visione di questo film!!!


   

  
  


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Il Postino, ultimo film di Massimo Troisi.

  

Film Il postino, con Massimo Troisi, Philippe Noiret, Mariagrazia Cucinotta.

Dopo una vacanza alle isole Eolie, era d'obbligo un "ripasso" di questo film. Girato nel 1994 dal regista Michael Radford e dallo stesso Troisi, il film si ispira al libro "Il postino di Neruda" di Antonio Skármeta, scrittore cileno.

Il paese dove Mario, il protagonista, vive è Pollara, nell'isola di Salina, conosciuta ai più per i capperi e la Malvasia (anche se personalmente di viti ne ho viste veramente poche), dove la gente vive di pesca. Tutti tranne Mario che pare abbia sviluppato una certa "allergia" per le barche!

Impossibile per lui, così diverso, potersi esprimere in un contesto di gente povera che pensa a cose concrete: il poco cibo, la poca acqua. Poche sono anche le parole che gli vengono rivolte e sono vuote come la sua vita, la vita di un inutile figlio disoccupato.
L'arrivo dell'esiliato, comunista, poeta, Pablo Neruda, cambierà la sua vita(e la sua sorte) per sempre; Mario diventa infatti il postino personale del poeta.

Le visite quotidiane fatte prima di gesti, poi sempre più, di piccoli dialoghi, creano un legame fra i due. Poeta forte e consapevole l'uno, poeta di natura ma inconsapevole, l'altro.

Mario trova l'amore e attraverso le poesie, il coraggio di esprimerlo. Si sposerà e avrà Neruda come testimone. La tenerezza che Troisi esprime in questo ruolo è incredibile, sembra un personaggio cucito apposta per lui.

La fine dell'esilio richiama Neruda nella sua terra e per tutti iniziano anni duri, anni nei quali Pollara torna nell'oblio, dimenticata dai giornali e a quanto pare, anche dallo scrittore. Questi, invece, tornerà a far visita al suo caro amico Mario. Troppo tardi. Mario infatti muore nel corso di una celebrazione politica, ucciso dalle forze dell'ordine, a pochi passi dal palco dove stava per recitare la sua prima poesia scritta apposta per il suo maestro comunista.

Alla tristezza del film si aggiunge quella della sorte nota dell'attore protagonista. Forse, per noi che amiamo il lieto fine, il film poteva finire 20 minuti prima, durante la scena del matrimonio...

Nella versione originale Mario Jimenez gira per l'Isla Negra; le registrazioni dei suoni del mare e del vento sono una richiesta del poeta che ha una sorte ben peggiore della versione italiana. Si salva però Mario, figura che tutti noi spettatori avremmo preferito vedere su quella spiaggia, penna in mano, cercando di mettere a parole, la felicità raggiunta con la sua musa Beatrice ed il piccolo Pablito.

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Breve spezzone di Massimo Troisi, lo speciale in dvd.


   

  
  


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Gran Torino con Clint Eastwood

  

Locandina del film Gran Torino con Clint Eastwood.

Una bella storia sull'integrazione razziale: di uno straniero negli USA? No, il contrario, di un americano nel suo stesso quartiere trasformato in una piccola China Town dall'arrivo di una comunità HMONG.

Clint Eastwood è un personaggio adorabile, a mio avviso, senza peli sulla lingua. Rimasto solo (il film si apre proprio col funerale della sua amata moglie), Walt Kowalski passa le sue giornate bevendo birra, lucidando le sue pistole e osservando con aria sospetta le abitudini dei suoi vicini "musi gialli".

La guerra in Korea l'ha indurito, gli ha insegnato a difendersi, purtroppo, anche dai sentimenti. Per questo, i rapporti con i suoi (idioti) figli sono di assoluta estraneità. Nonostante tutto Wally, rimane comunque un puro, una persona in pace, che regala allo spettatore un finale veramente a sorpresa. Un film condito da qualche mitico sputo al tabacco, che fa ridere e commuove, che volere di più?

P.S. Il titolo fa riferimento alla Ford gran Torino del 1972 che Walt tiene come trofeo della sua vita da operaio in una fabbrica di auto. AMERICANE, ovvio...


   

  
  


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UBRIACO D'AMORE il film

  

Sabato sera ore 11.45, dopo una mangiata di sushi, io ed il mio ragazzo ci siamo visti sul pc il film "Ubriaco d'amore". Considerata l'ora, la stanchezza e la pesantezza post prandiale, i primi minuti ci sono sembrati ASSURDI E PESANTISSIMI!!

Praticamente la storia di un pazzo, o meglio, di una persona molto sensibile, sbeffeggiata da tutti, in particolar modo dalle sue 7 sorelle!!

Avere 7 sorelle è già una condanna per Barry(Adam Sandler): tutte troppo prese dai loro figli, dai mariti, dai pettegolezzi tra donne, non si accorgono della solitudine di un fratello timido, depresso e non ascoltato. Barry diventa il capro espiatorio delle frustrazioni femminili in un clima assolutamente alla "il dottor T e le donne".

Tutto ciò in un quartiere della California, desolato sia in senso architettonico che in senso umano. C'è sempre poca gente "che passa di là" e che abbia voglia di fermarsi e di AVVICINARSI(non solo fisicamente).

Ma questo non vale per Lena (Emily Watson), una donna divorziata che si innamora di Barry vedendolo in foto. Da questo momento parte per Barry una risalita, una lotta contro l'immagine che tutti hanno di lui: lo strano, il timido, il matto, IL VIOLENTO.

La sua rabbia trova sfogo in gesti distruttivi ma mai verso persone. Vuole reagire alla sua caduta e la forza la troverà nel voler salvaguardare la sua CURA, quello che ha sempre aspettato: amare ed essere amato.


   

  
  


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Mario Rosati, artista, scultore, pittore e scenografo italiano di grande spessore

  

Mario Rosati, grande scultore, pittore e artista dei nostri tempi nasce a Roma nel 1936 e cresce nel mondo dell'arte seguendo importanti passi verso la fama nel campo della pittura destinata al grande pubblico (Affreschi nella Regina Pacis ad Ostia) e della realizzazione di monumenti di alta fama (monumento a pasolini ad Ostia). Oltre alle opere pubbliche Mario Rosati rende ai privati una delle più strepitose collezioni di acrilici in cui le proporzioni tra spazi e sogetti sembra ricordare all'uomo quanto sia piccolo se paragonato al mondo che lo circonda. Mondo che è comunque sempre molto amato dall'artista, che colora gli spazi attorno ai soggetti conferendogli fantasiosa importanza.

Il Torero, di Mario Rosati, pittore scultore e scenografo

Il Grande Maestro trasmette emozioni continuate e ripetute ad ogni sguardo che si rivolge all'opera, lasciandoci nell'interrogativo estremo legato all'orizzonte che concentra in lontananza la maggior parte delle informazioni che vuole trasmetterci, lasciando spazio all'immaginazione e regalandoci ampi respiri.

www.mariorosati.com


   

  
  


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Slumdog Millionaire

  

Cosa mi aspettavo dal film "the Millionaire" ancora non lo so, forse perchè è la prima volta che mi capita di vedere un film in stile Bollywoodiano (anche se il regista ha tutt'altra origine); forse mi aspettavo più un musical ballereccio, che capita di intravedere, durante servizi in tv, sul paese che, in assoluto, sforna più film in un anno. Ed invece la sensazione che ho avuto è stata di assistere ad una favola moderna con tutti i "classici" ingredienti: i fratelli orfani, l'amore predestinato, il lupo vestito da pecora, il tradimento fraterno, l'attesa, il riscatto, la vittoria.

Qual'è la differenza?
L'India e l'angosciante povertà di migliaia di persone, bambini nati in un posto meraviglioso e straziante. Bambini usati, snaturati e predestinati. Tutti tranne Jamal. E perchè? Perchè lui, nonostante tutto, rimane un puro, incorruttibile, fermo nei suoi princìpi. Poco credibile? Forse.
Ma le favole non servono proprio a sperare che la sorte, straordinariamente fortunata di UNO, possa un giorno essere la nostra?

N.B. Tutto il film è accompagnato da una musica incessante, ritmata e frenetica come la vita dei protagonisti, stupenda !


   

  
  


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