Categoria: Cinema

Viaggio al centro della terra

  

Che dire, io mi sono DIVERTITA TANTISSIMO!!!

Lo so, lo so è un film per ragazzi, la trama è idiota (il solito scopiazzamento di Indiana Jones, uomo, donna, bambino, che rimane ancora icona del genere "avventura"), MA, per me che nella vita ho paura di tutto e nelle sale più che mai, il piragna volante che prova ad addentare il pacchetto di Fonzies (che mangiavo di nascosto), è bastato a far sobbalzare me e le altre 5 persone in sala!!!

E che dire degli uccellini fluorescenti che volano così vicini da sentire lo spostamento d'aria delle alucce??? Ed i semi del soffione che sembra realmente, possano scatenare le peggiori allergie estive! Il dinosauro (prezzemolo dei film) non manca neanche qui ma è comunque meno inquietante di una passerella di pietre volanti (da attraversare OBBLIGATORIAMENTE, ovvio) sopra uno strapiombo. Ho anche scoperto di vederci bene, visto che l'effetto 3D dicono sia poco visibile a chi ha problemi di vista (servono 2 occhi per avere l'effetto profondità dato dalla proiezioni di 2 immagini QUASI uguali).

L'unica pecca, il leggero mal di testa da lente "innaturale" e le immagini troppo scure, ma infondo, che luce può esserci al CENTRO DELLA TERRA?!

Sono in attesa del primo HORROR 3D, allora sì ci sarà da urlare...


   

  
  


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Risposta al commento su Benjami Button

  

Pima di tutto devo dire che se tra le 13 nominations del film ci sono TRUCCO, COSTUMI, SCENOGRAFIA (e anche attori protagonisti e non, dai sono stati bravi!), queste sono ampiamente meritate. Detto questo, concordo in gran parte con Squid.
Anche io la STESSA SERA ero al cinema col mio ragazzo e per la prima mezzora ho pensato di essermi data la zappa sui piedi! Daisy in punto di morte era inguardabile (e tra l'altro non si capisce una mazza di quello che dice!) e la decisione di ambientare la vita di Benjamin (in un certo senso stupenda, avventurosa soprattutto il periodo che passa sulla Chelsea) in una casa di cura per anziani che muoiono davvero ogni 5 minuti è devastante per lo spettatore(calcola nel giro di 3 ore, tra morti e feriti un cuccumello pieno!).
La storia d'amore è scontata, molto più di quella con la ricca ex nuotatrice russa. Benjamin non ha mai emozione nella voce anche se quello che dice a volte è (in modo scontato, spesso) emozionante. La storia comunque del vecchio che ringiovanisce,letta tante volte, non era mai stata portata in pellicola e questo è già un merito. Benjamin è un tenero bambino che racconta la sua crescita di persona socialmente emarginata, che muore solo tra le braccia della sua "vecchia" amata, inconsapevole come un neonato con l'alzheimer.


   

  
  


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Il fantasma del pirata Barbanera, Film del 1968 di Walt Disney

  


Posti di combattimento! rullo di tamburo!

E' Giunto il Momento di andare a Lottar,
noi nulla temiamo, siam figli del mar!

Mostriamo al nemico che liberi siam,
al par delle onde su cui navighiam!

Temerario è colui, che a noi si opporà (Attenti a Destra!)
Siam pronti alla Rissa forza dai issa...

E un alba di gloria... per Noi sorgerà!"

Il grande Peter Ustinov, in uno dei ruoli più belli mai interpretati da un attore sulla faccia della terra. Il grandissimo Fantasma del Pirata Barbanera.

Il film, della Disney, per essere del 1968, incorporava una quantità di effetti speciali unici per l'epoca. La storia è sublime, e le ambientazioni stile monkey island, un mezzo tra il piratesco e il caraibico, lo rendono incredibilmente "moody e atmosferico".


Il film Il Fantasma del pirata Barbanera

Ed ecco un servizio a nome Piero Angela sul grande Pirata Barbanera, mostrato in video e in cui si svelano molte informazioni preziose su questo personaggio storico e fantasioso:



   

  
  


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Metti giacchetto, togli giacchetto, lancia giacchetto, raccogli giacchetto.

  

Karate Kid remake. Il film brutto, una crosta del cinema.

Metti giacchetto, togli giacchetto, lancia giacchetto, raccogli giacchetto.

Uno dei peggiori remake mai visti. Della magia di karate kid neanche il titolo. Se state pensando che sono passati trent'anni dall'originale film con Daniel San e il Signor Miaghi e che le tecnologie di oggi possano aiutare un film degli anni 80 ad essere ancora più bello, vi renderete presto conto che l'originale film, aveva tutto quello di cui aveva bisogno, senza bisogno di effetti speciali o delle pezze vomitevoli che il regista deve aver deciso di applicare quando si è reso conto che il suo lavoro stava venendo una cagata senza precedenti.

Un film storico in cui la violenza è sempre stata velata, viene imporchito da combattimenti diseducativi in cui bambini di 9 anni se le menano pesantemente in scene da schifo.

Il maestro Miaghi viene sostituito da un coatto tamarro cinese con la erre moscia, e che farnetica frasi senza senso come "essere fermi e non fare niente, sono cose molto diverse".

Il grande Ralph Macchio, viene sostituito da un raccomandatissimo scugnizzo figlio d'arte che ha la sola colpa di essere figlio del padre Will Smith. Per il resto è tutto un clone mal riuscito. Dal "dai la cera togli la cera", tramutato in un inutile "metti il giacchetto togli il giacchetto", che non trova riscontro di nessun genere quando arriva il momento della resa, in cui le mosse sono tutte totalmente diverse da quelle fatte durante l'allenamento mascherato.

I dialoghi possono essere compresi solo da chi conosce la versione originale del film, e che quindi sa cosa aspettarsi e riesce quindi anche ad intravedere del senso compiuto nei dialoghi infelici a cui mancano le basi della conversazione tra esseri umani.

A niente servono le preziose scenografie calate nella Cina più profonda e mistica quando le scene si susseguono senza la minima suspance, e quando le battute sono rese sterili da frasi e aneddoti propri di un telefilm per coatti senza cervello.

Una vera boiata pazzesca, di cui pagherà il conto il solito piccolo "Michael Jakson" che a 18 anni sarà miracolato se non sarà ancora morto di overdose o diventato obeso.

Morto o obeso per soddisfare la gioia del padre Will Smith che, se non fosse per Muccino, starebbe ancora a fare film dementi con la pistola anti-ufo in mano e lo sguardo da cernia drogata.

Dialoghi ridicoli. Tutto il film, frase dopo frase, lo show del ridicolo.

Prendete un quadro di Van Gogh e fatelo ridipingere da un tossicodipendente che usa la cornetta del citofono per pennello, il catrame al posto dei colori e la ruota di un camion come tela. Sarà sempre meglio di questa "crosta cinematografica" del peggior remake di tutti i tempi.

Eccovi alcune critiche ragionate sul film da vomito "karate kid remake"

  • A karate non valgono i colpi in faccia, mentre in tutto il film è un continuo di bambini che si colpiscono sul viso. Una storia violenta senza morale
  • I bambini che rincorrono "il raccomandato" saltano muri di 4 metri volando, stile shaolin soccer
  • Un bambino cresce da 9 anni a 12 anni in un paio di mesi
  • L'arbitro di karate sposta il combattente caduto in terra per evitare che il bambino cattivo lo uccida
  • Il maestro, nella data dell'anniversario della morte della moglie, prende a mazzettate la propria automobile, e lo fa tutti gli anni! E questo è educativo? Miaghi si limitava a sbronzarsi e a cantare in greco steso KO su un lettino. Questo invece, prende tutti gli anni a mazzettate la propria autovettura!
  • Non sapendo cosa inventarsi per sostituire la mitica mossa della gru, ecco che nasce la cacata del serpente ipnotico, più prossima a una puntata di dragon ball che alla realtà.
  • La violenza tra bambini imperversa in ogni momento del film, spiegando ai ragazzi che devono essere coatti e dementi come il figlio di will smith, e non onesti e umili come Daniel San.

Di Karate kid non c'è niente. Né l'atmosfera, né gli insegnamenti sull'onestà, né l'ironia di Miaghi, che va a pesca perché "meglio essere dispiaciuti a pancia piena che a pancia vuota", né un credibile rapporto di amore/odio con la madre, né l'arte del bonsai, né lo splendido finale.

Un capolavoro al contrario, brutto, così brutto... che fa venire voglia di prendere il regista e costringerlo a subire tutti i colpi al viso che hanno dovuto mettere in scena attori di 10 anni a cui non rimane nulla in testa se non che "picchiare fa fico".

Come tanti ragazzi sono cresciuto con Karate Kid, e vederlo frullato e sporcato in questo modo solo per far lavorare un figlio di papà, fa male ai sentimenti.


   

  
  


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L'eleganza del riccio, film e libro diversi dalla media.

  

L'eleganza del riccio di Muriel Barbery

Questa volta non abbiamo letto il libro, ma visto il film.

Spettacolare film diverso da tutti gli altri. Quanto è raro trovare un film che stupisca in tutto quel che il regista ci mette dentro? Interessante in ogni sua scena, in ogni suo momento, diverso e con un substrato simpatico e gioviale su cui poggiano le vicende piatte della vita di una portiera, di un signore giapponese e di una bambina di 8 anni fuori dal comune, occhialuta e vispa come una serpe, dotata di un cinico senso del commento e armata di una videocamera da reporter.

Tutto si svolge in un luogo perfetto per accogliere il rapporto tra gli strani personaggi della vicenda, tratta dal libro omonimo "L'eleganza del riccio", di Muriel Barbery.

L'avevamo sentito dire che era un libro fuori dal comune e che ha causato non pochi pianti per la fine così intensa che la storia porta con se.

E così, distrattamente su sky, mi sono sparato tutti i 150 minuti di film, senza preoccuparmi del finale, della catastrofe imminente che ci si attende da un momento all'altro, perché la storia, ha in se la magia, la magia di trasformare le paure e le preoccupazioni in una fiaba incantata dai personaggi mai scontati, umili e finalmente una volta per tutte, BRUTTI.

Ecco cos'è l'eleganza del riccio, un film e una storia in cui non vi è la bellezza esteriore, in cui l'essere diversi e lontani dalle mondane futilità è un pregio, un dono per pochi.

"Tutte le famiglie felici si somigliano, ma le famiglie infelici, lo sono ciascuna a modo suo".


   

  
  


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Non succederà più, un film di Emanuele Bartolini. Perticano 2009

  


La presentazione ufficiale del cortometraggio di Emanuele Bartolini, intitolato "Non succederà più", è avvenuta a Perticano (comune di Sassoferrato) in data 31 Ottobre 2009 presso il laghetto di pesca sportiva di Perticano, nella sala proiezioni.

Girato interamente nell'area limitrofa al paese di Perticano, dal Parco del Monte Cucco ai prati che circondano le case del paese, la storia surreale vede protagonisti e comparse scelti tra i villeggianti estivi del piccolo paese umbro marchigiano.

Nella tranquillità estiva si smuove qualcosa. Si ferma l'orologio che regola la vita del paese, rapito dalle forze del male. Una rapida quanto intensa lotta tra le forze del salvataggio e quelle distruttive si conclude con una soluzione narrativa divertente quanto inaspettata, per un celere ritorno della normalità.

Molti i momenti di commozione tra gli anziani del paese nel rivedersi per la prima volta filmati in una sequenza professionale.

Complimenti per il lavoro svolto da Emanuele Bartolini, e per l'impegno di tutto lo staff che ha ruotato attorno a questa originale produzione, e un grazie sentito a tutti coloro che in giro per l'Italia immortalano momenti, storie e situazioni che "non succederanno mai più".


Maggiori informazioni sul paese di Perticano.



   

  
  


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Segnali dal futuro con Nicolas Cage. Film da perdere assolutamente. RESTATE A CASA !

  

Il film sconsigliato segnali dal futuro con Nicolas Cage.

Prologo:
State guardando perplessi e annoiati il soffitto. Vi voltate, sbuffando; la vostra attenzione si ferma sul giornale piegato malamente alla pagina degli spettacoli. Una locandina in bianco e nero vi fa l’occhiolino. Repentina e arrogante si fa largo l’idea del giorno: «Vado al cinema!». Allora, in preda ad un delirio mistico, agguantate quel quotidiano e cominciate a scorrere, famelici, i titoli dei film. Ma le stelle si allineano subito in modo perfetto: la locandina, quella locandina, vi promette "Segnali dal futuro". Il cerchio si chiude, il destino ha scelto la sua strada.

Azione:
Le luci scendono e la sala si fa buia.

Provincia americana, anno 1959. In una scuola elementare, gli insegnanti chiedono ai loro giovani studenti di immaginare il futuro e disegnarlo: i loro lavori saranno custoditi in una capsula del tempo per cinquant’anni e poi consegnati ai loro "futuri" coetanei. Passa mezzo secolo e finalmente il contenuto della capsula viene consegnato ai legittimi destinatari: tra tutti il più enigmatico - un foglio fitto di numeri scritto da Lucinda una altrettanto enigmatica e misteriosa ragazzina - finisce nelle mani del giovane Caleb Koestler.

Breve digressione:
Secondo la bibbia Caleb, fu uno dei due ebrei, assieme a Giosuè, ad attraversare il mar Rosso e a vedere, dopo lunghi anni, il compimento della parola di Dio, ossia entrare nella terra promessa.

Che c’entra questo? C’entra, c’entra...

Il padre di Caleb, il professore di astrofisica John Koestler (il mono espressivo Nicholas Cage), scopre che quella serie di cifre indica il giorno, il mese, l’anno, il numero di vittime e le coordinate GPS (!) di tutti i disastri verificatisi negli ultimi 50 anni e che, l'ultima di queste - 10192009EE dove EE sta per "everyone else", tutti gli altri - annuncerebbe per il 19 ottobre 2009 – udite udite - la fine del mondo!

Non voglio annoiarvi più di quanto il regista Alex Proyas (quanto sono lontani i fasti de "Il corvo"...) abbia fatto con me e allora tiriamo velocemente le somme: la sceneggiatura è per lo meno frammentaria; i dialoghi, spesso banali, virano verso l’aridità di un certo insopportabile teatro sperimentale; la regia finisce per essere talmente bloccata da ricordare in alcune inquadrature le strip dei fumetti Marvel o Dc Comics degli anni ’50; non si salva nemmeno il commento musicale, accademico e ridondante.

E poi uno spruzzo di horror gotico, religione, fantascienza, un tocco di undicisettembrismo sempre attuale, delle tracce di new age, e chi più ne ha più ne metta. Menzione d’onore per gli alieni (eh si, ci sono anche gli alieni) che se non lo sono, ricordano molto da vicino i Rammstein, la band industrial-rock-techno-gothic tedesca.

Passiamo direttamente al finale.
Delle astronavi (che ricordano i cristalli del pianeta Krypton in Superman I) lasciano la terra prima della fine e... No, davvero non posso. Ve lo devo risparmiare; non fosse altro perché magari qualcuno si lascia irretire dal trailer e, giustamente, non si fida di me.

Epilogo:
State guardando perplessi e annoiati il soffitto? Vi voltate, sbuffando? la vostra attenzione si ferma sul giornale piegato malamente alla pagina delle previsioni astrologiche:

Toro: Mettete da parte tutti i vostri deliri mistici, il vostro senso di onnipotenza, l’allineamento degli astri: qualcuno ha avuto quella visione prima di voi, i "segnali dal futuro" non sono davvero un granché; a volte guardare il soffitto può rivelarsi un piacevole impegno pomeridiano, lo svago migliore per la vostra mente in tumulto. La luna consiglia: statevene a casa!


   

  
  


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Baarìa di Giuseppe tornatore con Francesco Scianna e Margareth Madè

  

BAARìA

Il film Baarìa di Giuseppe Tornatore nella recensione di Neversleep.



"Un tempo località di villeggiatura per le classi agiate di Palermo, oggi è poco più di un quartiere satellitare(...). Il paese è stato rovinato dallo sviluppo urbanistico moderno, ma se volete ammirare un edificio veramente straordinario, dirigetevi a villa Pelagonia".

Una frase, o poco più, è quello che si dice di Bagheria in una guida turistica del 2002.
Forse per questo nel corso dei miei viaggi in Sicilia,è stata sempre scartata tra le varie tappe. Peccato davvero!

Perchè adesso, se fosse estate e se fossi in Sicilia, correrei veloce lungo quel corso
che porta alla piazza dove una chiesa regna sovrana, chiuderei gli occhi e proverei ad immaginare quello che non c'è più, ma che è stato rievocato magistalmente da Tornatore.

Baarìa è il film che il regista avrebbe voluto girare compiuti i 60 anni, ma che alla fine, ha presentato allo scorso festival del cinema di Venezia (non vincendo nessun premio!) e racconta la vita del paese e dei suoi abitanti, a partire dagli anni '30 fino agli anni '60.

Le case erano poco più che stalle, le condizioni igieniche ed il cibo scarsi, eppure la dignità era enorme:
"Morti sì ma sparlati MAI!". Proprio dalla bis-nonna del regista inizia il racconto, disoccupata vedova, con una figlia da crescere. In reatà la situazione di quasi tutti i compaesani.

La figlia troverà lavoro, si sposerà e darà alla luce la madre del regista, Mannina, rappresentata in tutto il suo splendore ( e in tutta la sua magrezza!!) dall'attrice Margareth Madè. La sua bellezza sarà presto notata da Peppino, pastore con forti aspirazioni politiche. Peppino è un personaggio chiave: ragazzo e uomo dal carattere docile, si sforzerà per tutta la vita di ottenere dei riconoscimenti in ambito politico che arriveranno
solo sul finire della sua esistenza (diventerà sindacalista della CGIL). Dall'unione della coppia nasceranno 4 figli.

Francesco Scianna veste il ruolo di Peppino rendendolo molto credibile, crescendo con lui nel corso degli anni, mostrandosi stanco, deluso e disilluso attraverso sguardi e parole catturati e conservati dal futuro regista della sua vita, suo figlio.

Ogni immagine di Baarìa è, per me, un quadro.

E' così difficile pensare che in realtà, la sabbia che avvolge i protagonisti per gran parte del film, sia una sabbia africana! Il set infatti è stato completamente ricostruito a 20 km da Tunisi.
Ogni singolo mattone, ogni oggetto in casa, tutto ciò che si vede, è stato preso da foto dell'epoca.
Anche gli scorci di vita sono tipici di quegli anni ed è questa la forza del film.

Situazioni quali: un cinema muto ed uno "speaker" in sala capace di interpretare le frasi scritte sullo schermo che NESSUNO, altrimenti, saprebbe leggere!

L'intera famiglia che si sdraia nuda sul pavimento (pulitissimo) per trovare un po' di sollievo dalla calura estiva! La mancanza di coraggio di Peppino che lo porta a chiudersi nella casa della sua amata, invece di organizzare la più comune fuitina, aspettando l'aiuto del padre! La loro prima notte d'amore in una camera bordo strada con l'acqua che penetra da ogni minima fessura del tetto! La soluzione? Aprire l'ombrello sopra il letto!

Geniale poi e veramente emozionante, l'incrocio finale nella loro corsa di padre e figlio ancora bambini.
Una corsa nel tempo che perde la sua cronologia e li fa incontrare a pari livello, solo per un istante.
Mentre l'orribile Bagheria di adesso chiassosa, violentata e grigia, torna nel suo color sabbia delle case basse, della terra senza asfalto alzata da gente che dà VITA alla STRADA.

Non so se questo film meriti l'Oscar o no. So che la fotografia lascia senza parole e che il regista ci ha messo il cuore: un bambino che cresce in tale povertà e riesce a credere che dentro una trottola possa sopravvivere una mosca viva, per me, ha già vinto!

P.S. Bravissimi e davvero non l'avrei mai detto, Ficarra e Picone. Non mancano camei di diversi attori famosi e la SISA della Bellucci, senza la quale non potremmo vivere!

NOTE STRETTAMENTE PERSONALI

- So di una polemica riguardo la cruenta scena di un bovino sgozzato realmente e ripreso durante il film. Ovviamente mi dissocio da questa decisione. Durante certe scene porto sempre le mani agli occhi quindi non so dire altro!

- Mi chiedo se un giorno un film italiano "esportato" potrà essere un po' più internazionale e originale, o dovrà SEMPRE parlare del tempo di guerra, di Mussolini e di povertà (vv Ciociara, La vita è bella etc.)

- Una triste consapevolezza mi ha assalita dopo qualche ora: i nonni contemporanei e quelli futuri (non tutti ovvio) frequentano palestre, hanno i SUV o le Smart, vanno in vacanza in Sardegna e si sforzano di rimanere giovani. Cosa ne sarà della figura che la parola NONNI ci evoca? Chi porterà avanti i ricordi negli anni futuri? QUALI saranno le cose da ricordare?
Chi si sdraierà per terra invece di accendere l'aria condizionata? Chi ci dirà che un tempo si andava dal macellaio per chiedere gli avanzi per il gatto che invece erano destinati a saziare una famiglia intera? Dove finiranno queste voci? Come possiamo tenerle con noi?
Come abbiamo fatto ad arrivare a questo vuoto emotivo?


Il film Baarìa di Giuseppe Tornatore nella recensione di Neversleep a cura di Roby.


   

  
  


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I Goonies, scene tagliate dal lontano 1985. Il grande film di Richard Donner

  

Leggete qui sotto soltanto dopo aver visto il video.

Per tutti i nostalgici dell'avventura The Goonies, mitico film degli anni '80, ecco gli inediti spezzoni sottotitolati in italiano, del grande film che avremmo voluto non finisse mai. Ecco quindi qualche scena in più.

Si tratta in particolare di tre momenti, uno dei quali (l'ultimo) è decisamente poco credibile, sia nella plastica usata per l'animazione del pupazzo della piovra, sia per come i ragazzi l'allontanano salvando alcuni elementi del gruppo, ossia facendola ballare con un mangiacassette infilatogli in bocca (tra l'altro sott'acqua, dove si sà che i mangiacassette funzionano meglio).

Ora posso finalmente capire per quale motivo Chunk alla fine del viaggio, sulla spiaggia di Astoria di fronte a polizia e genitori felici per aver ritrovato i loro figli scomparsi, dica la frase "La provra era terribile", con la risposta di uno dei genitori "La piovra?". Per anni mi sono chiesto a cosa cavolo alludesse il ciccione del gruppo e la mia mente ha dovuto lavorare molto per trovare alcune singolari soluzioni a tale quesito, come ad esempio quella che "la piovra" era la mafia della Banda Fratelli.

Rimane uno dei più geniali e affascinanti films di avventura per bambini e per ragazzi che siano mai stati prodotti... soprattutto senza la scena della piovra!


   

  
  


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In Bruges - La coscienza dell'assassino con Colin Farrell, Ralph Fiennes

  

In Brouges, coscienza dell'assassino con Colin Farrell e Ralph Fiennes.

Girato interamente in questa deliziosa cittadina medievale del Belgio, il film racconta la vacanza forzata e, apparentemente immotivata, di due sicari.

L'uno (Brendan Gleeson), delicato, uomo di spessore e cultura, si
innamora immediatamente della città. L'altro (Colin Farrell), un irlandese in piena crisi esistenziale, ha una reazione decisamente opposta: l'atmosfera fiabesca risveglia infatti in lui pensieri pesanti e colpe non espiate.

In realtà i due protagonisti non hanno l'aspetto nè i modi, dei tipici killer: un uomo pacioccone e gay il primo, il classico bello e dannato il secondo. In ogni caso, entrambi gli attori, credibili nei loro ruoli.

La situazione si fa più tesa quando il boss ordina al primo uomo, Ken di far fuori l'amico, Ray.

Nonostante le sparatorie, il sangue ed i morti, questo film risulta molto piacevole e, paradossalmente, più vicino ad una commedia che ad una spystory. Non mancano infatti siparietti simpatici, situazioni assurde e persino un incontro d'amore.
Il boss cattivo Harry, è Ralph Fiennes, perfetto in questo ruolo glaciale.

Bruges appare in ogni scena del film, è la terza protagonista. Viene studiata e ripresa in ogni chiesa o museo e scrutata da ogni angolo, persino dall'alto di un campanile. La sua atmosfera nebbiosa e "color ruggine" è perfetta per un viaggio anche mentale, quasi onorico.

Insomma, un film da domenica pomeriggio sul divano di casa !


   

  
  


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