Categoria: Economia
Come nasce il debito. Il sogno americano e la Federal Reserve.
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Vi siete mai chiesti come funzioni il debito pubblico?
Volete conoscere la grande fregatura del sogno americano e cos'è la Federal Reserve? Una banca che non è affatto di stato, ma una banca privata (come del resto è Bankitalia S.p.A, che non è statale come il nome suggerisce ma privata).
Ecco quindi che i soldi di un normale cittadino (nel video "Pile"), vengono ad assumere un significato nuovo, se visti come il termine di un processo iniziato agli inizi del 1900, quando un gruppo di persone (non ancora massoneria) si incontrò in un'isola sulle coste d'America per trovare il modo di fregare la popolazione senza fare sapere ad essa che cosa stia realmente accadendo.
Eccoci ad oggi, con una rapida e chiara spiegazione dell'assassinio di Kennedy (ucciso dalla Federal Reserve per aver dato il via, appena insediato, ad un processo di liberazione dello stato americano dalla schiavitù della Federal Reserve).
Eccovi quindi un documentario inedito in cui in due puntate viene spiegata la schiavitù delle nazioni di tutto il mondo operata da parte di questo organismo su cui neanche il governo americano può mettere bocca.
Se sei un cittadino a cui tutto quel che importa è girare per la città griffato con l'iphone in tasca e l'ipad a casa, e che il weekend vai a ballare per rimorchiare le fiche stupide, o se preferisci la demenza precoce di xfactor e programmi parimenti deficenti, lascia perdere questi video. Non li capiresti e il tuo cervello rischierebbe di darti noia per i prossimi giorni.
Se invece vuoi unirti al movimento di Zeitgeist, in cui i cittadini prendono coscienza della perversa logica economica che rende schiavi tutti gli esseri umani, benvenuto nella tana del Bianconiglio.
Video del documentario sul sogno americano e la Federal Reserve
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Andare long e andare short: cosa significa?
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Nel trading online, è sovente trovare l'espressione "andare long" oppure "andare short". Il riferimento è all'azione di aprire delle posizioni azionarie di due tipi differenti, sempre nominate operazioni long e short. Per chi sta agli inizi nel vasto mondo degli investimenti online, sono espressioni che non danno una chiara idea del loro significato.
Andare long e andare short: cosa significa?
Cosa vuol dire esattamente andare long nel Forex? In sostanza, dare vita ad una posizione LONG, vuol dire fare un acquisto di titoli con l'idea che saliranno, quindi in cui si dovrà attendere la crescita del valore delle azioni o della valuta che si è acquistata. Nel Forex è possibile inoltre fare margini anche qualora il valore dell'azione scendesse, vendendo azioni che non si posseggono, per ricomprarle quando il valore scende, facendo margini sulla differenza. In questo caso, si tratta di operazioni SHORT, ossia l'apertura di una posizione di vendita.
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Conti correnti per protestati: come richiederli
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Il protestato è un soggetto che non ha adempito regolarmente agli obblighi di pagamento di un assegno o cambiale sulla base delle scadenze concordate. L'istituto, quindi, provvede alla stesura dell'atto di protesto tramite un notaio, che procede con l'inserimento del nominativo nell'apposito registro protestati.
Tuttavia non esiste alcuna norma o disposizione in materia di credito che vieti l’apertura di un conto corrente a protestati: come è ovvio dedurre, però, gli istituti tendono a tutelare il risparmio, e solitamente preferiscono non aprire conti correnti a protestati.
Uno dei motivi principali per cui l'apertura di un conto corrente per protestati è tutt'altro che semplice, consiste proprio nella garanzia che l'istituto deve assicurare agli altri risparmiatori che depositano importi di denaro presso l'istituto. In secondo luogo, inoltre, molte banche preferiscono non aprire un conto corrente per questa tipologia di clienti a causa del potenziale rischio di scoperti. La scelta resta comunque a totale discrezione dell'istituto di credito al quale ci si rivolge per la richiesta dell'apertura di un conto.
Un'alternativa al conto corrente per protestati è rappresentata, ad esempio, dalle carte di credito prepagate o carte con codice iban, che consentono di effettuare transazioni anche se protestati oppure di ottenere l'accredito di bonifici. Nel caso di carte prepagate è possibile effettuare pagamenti online, POS o prelievi da bancomat riconosciuti dal circuito. In questo caso, l'intestatario della carta ricarica la carta dell'importo desiderato, grazie al quale può effettuare transazioni o acquisiti. Le condizioni e i saldi di ricarica possono variare a seconda dell'istituto che emette la carta.
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Lo Shadow Banking
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Lo Shadow Banking (sistema bancario ombra) raccontato in un video tratto dal programma indipendente condotto da Michele Santoro, Servizio Pubblico, in onda tutti i giovedì. Un interessante video girato ad un convegno bancario in cui si parla delle porcate fatte dalle banche mondiali, salvate dai soldi pubblici nella crisi che loro stesse hanno causato.
Uno spunto interessante per arrabbiarsi ancora un altro pochino e capire che è veramente ora di cambiare il mondo con operazioni folli e lontane dall'immaginario come quelle proposte dallo ZEITGEIST Movement o dal Movimento 5 stelle italiano.
Meditate gente, meditate.
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Cos'è la tassa patrimoniale?
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La patrimoniale è una tassa che colpisce i patrimoni, ossia i redditi accumulati e che quindi sono stati già precedentemente tassati in quanto reddito.
Praticamente cos'è la patrimoniale?
Facciamo un esempio semplice; guadagnando 10.000 euro l'anno con il proprio lavoro si pagano circa il 23% di tasse, quindi rimangono in tasca a fine anno 7.700 euro. Questi soldi sono vostri, senza alcuna ulteriore tassazione, e se non siete spendaccioni, probabilmente li terrete sul vostro conto corrente, come gruzzolo disponibile per il futuro. Questo per lo stato è un patrimonio, e quindi la tassa patrimoniale potrà erodere la finanza già tassata precedentemente.
Ma non è solo questo il caso. Quando si parla di tassa patrimoniale, si intende ad esempio la tassa sulla casa (l'ex ICI), o ad esempio la tassa di successione sulle eredità, che sono già per definizione un reddito tassato.
Ma la tassa patrimoniale può davvero aiutare a salvare le finanze italiane?
Indipendentemente dal fatto che possa o meno servire, e non è nostra capacità entrare in merito, sicuramente la tassa patrimoniale, come avviene all'estero, (come in alcuni paesi nordici), le tasse patrimoniali permettono a fine anno di riequilibriare le ricchezze ridistribuendo il reddito tra chi ha guadagnato molto e chi poco, permettendo di tassare sempre meno chi guadagna poco e di più chi può permettersi la vita di lusso.
Un esempio di Patrimoniale in Italia fu quella introdotta nel 1992 con il nome di "sei per mille" dal governo Amato (governo tecnico con le stesse pretese del governo Monti), che ha prelevato forzatamente da tutti i conti correnti degli italiani il 6 per mille una tassa patrimoniale che non fu gradita da nessuno, ma che sicuramente ha portato soldi nelle casse dello stato. Il problema come sempre, è che questo prelievo ha spostato sui conti dello stato solo le finanze dei privati che hanno soldi sul proprio conto in banca, mentre gli evasori che portano i soldi in Svizzera o nei paradisi fiscali (e si aspetta la lista dei conti correnti offshore alle Cayman di wikileaks per conoscere i nomi), l'hanno fatta franca, come accadrebbe anche oggi.
Approfondimenti di finanza
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Che cosa succede quando fallisce uno stato?
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Che cosa succede alla casalinga di Voghera, quando il suo stato fallisce? Per quanto possa sembrare una domanda strana, in questi giorni, in cui si paventa il fallimento italiano o della Grecia, la domanda è più che legittima.
In questi giorni è tutto in fermento dal punto di vista economico, e televisioni e giornali online parlano continuamente del rischio Grecia, e del tracollo conseguente italiano ed europeo.
Gli stati sull'orlo del Fallimento (termine tecnico "default"), e termini come lo spread, o i titoli di stato, anche se non bene compresi dai cittadini comuni, rivestono un ruolo di timore apocalittico e di disastro e catastrofe economica imminente.
In realtà, come per la politica, il suo lavoro è garantirsi i soldi in tasca e non l'interesse dei cittadini, per questi ultimi, l'unica reale perplessità e timore, è legata a ciò che accadrà alle proprie tasche, e non a quello che realmente il default è per la macro economia del proprio paese.
Ma cosa succede quando uno stato fallisce?
Lo spiega bene il professor Paolo Manasse, docente di Macroeconomia all'Università di Bologna, intervistato da Kataweb. Ecco in sintesi le principali conseguenze dell'ipotesi estrema - ma realistica di questi tempi - del fallimento di uno Stato.
Quando un paese fallisce e va in default
Anche uno stato come l'Italia, di oltre 55 milioni di abitanti può fallire, né più né meno di come fa un'impresa. Questo avviene, in economia, quando la nazione non ha più la capacità di ripagare i propri debiti verso i creditori. Debiti e interessi, uniti ad un trend negativo di sviluppo, non consentono più di avere credito dall'esterno, e quindi, nel caso di un'azienda, quello che è a rischio sono gli stipendi, mentre nel caso del fallimento di uno stato, la spesa pubblica va a morire, quindi scuola, assistenza sanitaria, pensioni ecc...)
Il fallimento dello stato quindi diventa a tutti gli effetti il momento di "morte organizzativa" di un paese. Quello che conforta in queste situazioni, è il fatto che il default, non è mai al 100% e quindi non è mai completo, poiché si struttura anche esso come una situazione a più livelli. Si arriva quindi ad un punto in cui (come avviene con gli enti pubblici o i comuni italiani), il debito dello stato viene "ristrutturato", quindi rispalmato in tempi più ampi, e con l'obbligo da parte dei creditori, di assumere un assetto completamente diverso e più affidabile rispetto all'attuale.
Uno stato come una famiglia in crisi
Come una famiglia italiana qualsiasi, che entra in crisi per problemi finanziari, lo stato italiano che non ha più liquidità può fare due cose:
- aumentare le entrate e quindi i guadagni
- diminuire le spese e risparmiare
Nel caso delle nazioni come la Grecia, sull'orlo del fallimento da diversi mesi, questo si tradurrà in un aumento delle tasse, aumentando l'IVA, e successivamente ridurre il costo degli stipendi dei dipendenti pubblici, i costi della sanità e modificando le pensioni.
Le conseguenze del fallimento di uno stato
Quando la procedura di default viene attivata, immediato è il crollo del valore dei titoli di stato, e tutti coloro che avranno investito in tali titoli, vedranno lo stato che non sarà più in grado di pagare le cedole periodiche di interessi ai proprietari dei titoli. La cosa peggiore, è che al termine del periodo di scadenza, non saranno restituiti ai titolari. Avendo investito ad esempio 10.000 euro in titoli di stato, si rischierà di perderli interamente.
Ecco quindi che interviene la ristrutturazione del debito.
La soluzione a questo momento di difficoltà arriva quando lo Stato propone un allungamento dei tempi di restituzione del valore dei titoli di stato; una parte nell'immediato, mentre la restante parte a data da destinarsi. E' ovvia la conseguenza di questa scelta, ossia il crollo totale del valore dei titoli, con la seria impossibilità a rivenderli nel mercato azionario.
Le conseguenze del debito sulle banche
Il primo effetto a cascata del fallimento di uno stato, è immediatamente esteso al sistema bancario, che essendo un grande possessore dei titoli di Stato, si trova a corto di liquidi e con un incredibile valore economico andato in fumo. Considerando che molte banche hanno oltre il 50% dei propri titoli e investimenti nei titoli di stato, alcune banche, avviano loro stesse le procedure di fallimento.
Quando anche questo avviene, ossia quando le banche (che nell'immaginario collettivo sono la prima colonna portante dell'economia, anche se in realtà le banche sono le prime cause del debito pubblico), si innesca l'effetto psicologico di reazione a catena, in cui tutti i clienti delle banche si precipiteranno a ritirare i depositi prima che sia troppo tardi. Ecco quindi che le banche finiscono per fallire, poiché grazie al concetto di "riserva frazionaria", un malato meccanismo che le banche americane hanno negli anni esteso a tutto il resto del mondo, non esiste banca che può restituire tutti i soldi ai propri correntisti, semplicemente perché non li hanno.
Come vi chiederete voi? Approfondite il funzionamento della Federal Reserve Americana per conoscere meglio le basi del sistema bancario.
In teoria esisterebbe un sistema, che permette ad una banca di fallire, e di restituire i soldi a tutti i correntisti. Si chiama Fondo di garanzia sui conti correnti, che opera in tutti i paesi dell'unione europea. Questo fondo permette a tutti i proprietari di conti correnti in una banca fallita, di avere una copertura fino a 103.000 euro per singolo conto, che vengono restituiti ai titolari dei conti in caso di fallimento di una banca.
Peccato però che questo sistema, non funzioni in caso di fallimento dell'intero sistema bancario, ma solo nel caso in cui a fallire, sia una singola banca.
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Cosa è lo Spread?
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Ne leggete tutti i giorni ma non sapete ancora cos'è lo spread?
Nei titoli dei quotidiani di questi giorni, allarmati per la speculazione finanziaria che in questi giorni affligge l'Europa, compare spesso un termine, usato quasi in modo minaccioso, ossia lo “spread” il cui valore al momento è al massimo storico da quando è stato introdotto l’euro.
Spread dalla lingua inglese significa “larghezza”, “apertura” (ma anche “espansione”, e “forbice” in senso figurato inteso come "divario") e viene impiegato oggi nel glossario finanziario per spiegare la differenza tra la resa dei titoli di stato italiani e quelli della Germania, benché possa applicarsi a diverse coppie di valori paragonabili e misurabili nel tempo.
Quando si dice quindi che lo spread si alza, significa che il valore dei titoli di stato italiani vanno a picco rispetto al valore dei corrispettivi tedeschi (di norma si prende a riferimento per la Germania il titolo BUND dei buoni del tesoro).
Come funzionano i titoli di stato e lo spread?
Tutti gli stati mondiali immettono sul mercato, con aste eseguite con cadenza periodica, un certo numero di titoli obbligazionari, per acquisire liquidità dai mercati finanziari e potere così finanziare il debito pubblico nazionale. Si vende praticamente un pezzo di stato, a investitori esterni, che comprano quindi una porzione del valore dell'azienda Italia.
Nel caso italiano, i titoli di stato sono rappresentati dai BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) che, due volte al mese, vengono posti all’asta dalla Banca d’Italia (Bankitalia S.p.A.).

I BTP hanno scadenza a 3, 5, 10, 15 e 30 anni. Ma cos'è questa scadenza? In pratica, lo stato promette a chi investe acquistando i buoni del tesoro poliennali, che al termine del periodo, se avrà investito sul suo debito pubblico (se gli presterà quindi i propri soldi), riceverà indietro il proprio capitale investito, mentre durante il periodo di attesa fino alla scadenza, riceverà periodicamente le cedole di interessi.
Lo spread in finanza
Lo spread è un valore che sta a rappresentare una differenza (in gergo, "un differenziale"). Si tratta a tutti gli effetti di una differenza numerica. Nel gergo finanziario e soprattutto in Italia, tale termine è impiegato per rappresentare la differenza dei titoli di investimento BTP (Buoni pluriennali del tesoro) e i Bund tedeschi (l'alter ego tedesco dei BTP). Il raffronto è fatto sul tasso di interesse decennale del rendimento dei due investimenti.
Come si calcola lo spread?
Si esegue il calcolo dei BTP decennali ipotizzando il rendimento al termine del periodo decennale per un'unità di investimento e si affianca al risultato della stessa operazione effettuata sui Bund. La differenza tra il più alto e il più basso determina lo spread tra i due rendimenti (la differenza tra i due rendimenti)
Che significa avere uno spread alto o basso?
Come in tutti gli investimenti economici, quando un titolo ha un forte rendimento finanziario, anche il rischio ad esso associato è elevato. Minore è il rischio dell'investimento, maggiore è la tranquillità di avere il pagamento al termine del periodo di vincolo.
Ecco quindi che quando lo spread sale, il rischio dei titoli di stato italiani aumenta, aumentando anche il rendimento degli stessi, mentre nello stesso momento gli investimenti sul Bund sono meno redditizi ma sicuramente più solvibili da parte dello stato tedesco.
Gli impatti sui mercati
Quando lo spread aumenta il nostro paese viene visto come "maggiormente a rischio" e i nostri titoli di stato diventano più rischiosi, perdono valore e non vengono acquistati sul mercato internazionale; lo stato italiano incassa meno liquidità e il tutto contribuisce alla riduzione del capitale statale, oltre che contribuire all'aumento dell'immagine negativa e poco affidabile del nostro sistema economico/societario.
Consigli finanziari per investimenti legati allo spread (mutui ecc...)
Poiché lo spread è sinonimo di capacità dello stato italiano di restituire i prestiti che prende dai cittadini mediante i BTP, e poiché viene considerato un indicatore della capacità di uno stato di onerare i propri debiti, è il criterio di valutazione utile che va analizzato prima di effettuare investimenti di cifre ingenti. L'Italia di recente è stata degradata dalle agenzie di rating (di valutazione) proprio per la ridotta capacità a lungo termine di onerare i prestiti richiesti agli investitori (che acquistano BTP), visto l'enorme debito pubblico e la crescita importante, anno dopo anno, del debito stesso. Grazie a questa dinamica, le aste BTP che avvengono semestralmente, devono allettare gli acquirenti, che a parità di interessi, preferirebbero i BUND tedeschi. Lo stato italiano, deve quindi offrire prestiti con tasso di interesse più alto, esponendo però i propri correntisti all'acquisto di titoli di alto rischio. Per meglio capire questa dinamica, proprio di recente in Grecia un'asta di titoli di stato è andata completamente deserta, poiché né i greci, né gli investitori esteri (privati, fondi, banche ecc...) hanno deciso di rischiare acquistando titoli da uno stato a rischio fallimento. Nel caso dei mutui invece il ragionamento da fare è legato principalmente alla variabilità di questo indicatore, che va preso in esame nel caso dei mutui a tasso variabile. Si tratta infatti di un indicatore che crescendo porterà la rata del mutuo a salire poiché gli interessi (di norma aggiornati semestralmente) sono calcolati sulla base dello spread stesso.
Approfondimenti sullo Spread
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Nuove figure professionali: giurista d'impresa in grandi aziende.
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Fino a qualche anno fa gli sbocchi per il laureato in giurisprudenza erano limitati all'attività di notaio, avvocato, giudice o lavoro all'interno della Pubblica Amministrazione.
Oggi, invece, il mercato del lavoro per i laureati in discipline giuridiche si amplia grazie al profilarsi della figura del giurista d'impresa. Ma di cosa si occupa tale figura professionale e quali sono gli ambiti lavorativi in cui può inserirsi?
LA funzione del giurista d'impresa
I tempi moderni impongono alle aziende di fornirsi di nuove figure professionali da inserire nell'organico e tra le più richieste vi è proprio il giurista d'impresa, che solitamente si inserisce stabilmente nelle aziende medio grandi mentre opera come consulente esterno nel caso di realtà di più piccole dimensioni.
La globalizzazione e la conseguente apertura dei mercati impongono infatti alle aziende di operare a livello internazionale per riuscire ad essere concorrenziali e restare quindi competitive sul mercato. Ciò impone alle imprese di avere una vasta conoscenza del diritto e delle norme per operare in mercati esterni all'Italia, e anche di conoscere le continue riforme delle norme di diritto italiano, soprattutto in ambito giuslavoristico. A tale necessità fa fronte il giurista d'impresa, che diventa un vero e proprio angelo custode delle grandi aziende tenendole lontane da problemi di tipo giuridico.
L'esperto di diritto all'interno dell'azienda svolge attività di consulenza, di studio nelle più disparate materie, può rogare contratti e intrattenere rapporti con l'esterno, deve assicurare la giusta tenuta delle scritture contabili e la corretta gestione del personale.
Le competenze che occorrono per diventare il giurista d'impresa
Non tutti gli avvocati e operatori del diritto hanno però le competenze specifiche per operare negli uffici legali delle aziende; per questa ragione vengono attivati dei master e in particolare, dei master per giurista d'impresa che hanno come finalità quella di fornire un elevato livello di preparazione nelle materie specifiche di questo tipo di attività.
Il master in giurista d'impresa è infatti rivolto ad operatori del diritto ed in particolare ad avvocati e laureati in giurisprudenza che vogliano acquisire conoscenze specifiche nella consulenza per imprese. Ma quali sono queste competenze?
In primo luogo per operare in tale campo è necessaria una conoscenza dettagliata ed aggiornata del diritto societario e commerciale, al fine di individuare correttamente le norme da applicare all'azienda anche in materia di scritture contabili. In secondo luogo per poter operare all'interno del mercato europeo e internazionale è necessaria una conoscenza approfondita del diritto dell'Unione Europea, delle norme del mercato comune, della disciplina della concorrenze, del diritto internazionale e delle norme di diritto processuale comunitario. Sempre per operare in modo efficiente all'interno dei mercati è necessaria la conoscenza di nozioni di micro e macro economia. Altro settore in cui le imprese sempre più hanno necessità di avere esperti in grado di tutelare l'azienda e proteggerla da problemi di natura giuridica, è il diritto tributario e finanziario. Diritto del lavoro e privato saranno invece utili al fine di rogare contratti di lavoro o fornitura e per la tutela di marchi e brevetti.
Necessaria anche una buona conoscenza dell'inglese.
Si deduce che la figura del giurista d’impresa è sempre più centrale in azienda, ed ha dunque una spendibilità sul mercato in profonda crescita, che permette a chi ha una laurea in materie giuridiche di uscire dall'ambito ristretto del lavoro in tribunale e avere ulteriori sbocchi professionali altamente remunerativi.
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Come funziona la cessione del quinto dello stipendio Inpdap
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Dipendenti statali e pubblici con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e che siano titolari di pensioni INPDAP possono accedere a questa tipologia di prestito, che rientra nella categoria dei prestiti non finalizzati e che consiste nella cessione di massimo un quinto dello stipendio o pensione mensile.
Dipendenti statali e pubblici con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e che siano titolari di pensioni INPDAP possono accedere a questa tipologia di prestito, che rientra nella categoria dei prestiti non finalizzati. In sostanza non occorre alcuna documentazione attestante lo stato di bisogno, come ad esempio può essere per l'acquisto di casa o per la cure sanitarie.
Cosa serve per la cessione del quinto INPDAP?
L'iter per la richiesta della cessione del quinto INPDAP è alquanto semplice: per avviare la pratica, è soltanto necessario presentare la dichiarazione di quota cedibile e il cedolino della pensione o del lavoro a tempo indeterminato allegandoli con le copie della carta d'identità e del codice fiscale. Con questi documenti, il consulente finanziario sarà in grado di fare un preventivo adatto alle esigenze del richiedente.
Quanto posso chiedere con la cessione del quinto INPDAP?
L'importo massimo delle rate mensili per la restituzione del prestito, come indica lo stesso nome, non può mai superare un quinto dello stipendio o pensione mensile del richiedente ed il limite di età è fissato nel limite di 75 anni. Per quanto riguarda la sua durata può variare da un minimo di 36 ad un massimo di 120 mesi, con la trattenuta in busta paga o cedolino INPDAP.
Il prestito verrà erogato tramite bonifico o assegno circolare. Una sua caratteristica è di aver già comprese nelle rate due polizze assicurative che, per legge, sono obbligatorie: quella relativa al rischio vita e quella relativa al rischio di impiego. Il finanziamento viene concesso a tasso fisso e agevolato. Come per ogni altra tipologia di prestito è sempre possibile l'estinzione anticipata nelle modalità previste dal contratto.
La cessione del quinto INPDAP può essere richiesta anche contemporaneamente ad altri prestiti attivi, se si risulta cattivo pagatore, insolvente o protestato, o se si ha dei pignoramenti in corso. In questo senso può essere utilizzato per estinguere altri finanziamenti in corso, ottenendo una maggiore liquidità e l'abbuono degli interessi non maturati.
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Ridurre il prezzo della benzina e pagarla di meno come in America.
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Oggi riceviamo via e-mail un documento in cui si suggerisce come fare un'azione di massa per ridurre il costo della benzina. Perché voler ridurre il costo? Perché non è corretto che in USA la benzina costa 1/10 di quanto costa in Italia (sarà vero?).
Benché sul blog di Beppe Grillo non vi siano ancora pagine legate a tale iniziativa, egli ha già espresso il suo parere su come diminuire il costo della benzina in Italia ed in generale con una strategia che si applica bene a tutta la scala mondiale.
Beppe Grillo, dice che se tutti assieme, non facessimo benzina a Shell ed Esso (due compagnie prese a caso, niente di personale), sarebbero obbligate tutte le compagnie ad abbassare il prezzo.
Ecco il testo dell'e-mail ricevuta oggi:
Iniziativa di Beppe Grillo per il caro benzina!!
IMPORTANTE ! - LEGGI ATTENTAMENTE
E' importantissimo piegare questi maledetti che alzano in continuazione il prezzo!! (gli
americani si sono incazzati perché gli si è alzata la benzina a 0.75€ per 5 LITRI !) e noi paghiamo 1.50€ a litro. Ma siamo impazziti?
Dal Blog di Beppe Grillo parte un'altra iniziativa...
(quella precedente era abolire il costo di ricarica delle schede telefoniche prepagate; con ottima riuscita!)
Provare non costa nulla!
Giratela ognuno ad almeno 10 contatti, grazie mille.
COME AVERE LA BENZINA A META'PREZZO ?
Anche se non hai la macchina, per favore fai circolare il messaggio agli amici. Benzina a metà prezzo?
Diamoci da fare...
Siamo venuti a sapere di un'azione comune per esercitare il nostro potere nei confronti delle
compagnie petrolifere. Si sente dire che la benzina aumenterà ancora fino a 1.50 Euro al litro.
UNITI possiamo far abbassare il prezzo muovendoci insieme, in modo intelligente e solidale.
Ecco come:
La parola d'ordine è "colpire il portafoglio delle compagnie senza lederci da soli".
Posta l'idea che non comprare la benzina in un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per noi,si tratta solo di un pieno differito, perché alla fine ne abbiamo bisogno!), c'è un sistema che invece li farà ridere pochissimo, purché si agisca in tanti. Petrolieri e l'OPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia da 0,95 e 1 Euro al
litro sia un buon prezzo, ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per
loro è circa la metà. I consumatori possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende:
bisogna usare il potere che abbiamo. La proposta è che da qui alla fine dell'anno non si compri più benzina dalle 2 più grosse compagnie, SHELL ed ESSO, che peraltro ormai formano un'unica compagnia. Se non venderanno più benzina (o ne venderanno molta meno), saranno obbligate a calare i prezzi. Se queste due compagnie caleranno i prezzi, le altre dovranno per forza adeguarsi.
Per farcela, però dobbiamo essere milioni di NON-clienti di Esso e Shell, in tutto il mondo.
Questo messaggio è stato inviato ad una trentina di persone; se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo trasmette a, diciamo, una decina di amici, siamo a trecento.
Se questi fanno altrettanto, siamo a tremila, e così via...
Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato alla 'settima generazione', avremo raggiunto e informato 30 milioni di consumatori!
Inviate dunque questo messaggio a dieci persone chiedendo loro di fare altrettanto.
Se tutti sono abbastanza veloci nell'agire, potremmo sensibilizzare circa trecento milioni di
persone in otto giorni! E' certo che, ad agire così, non abbiamo niente da perdere, non vi pare?
Chi se ne frega per un po' di bollini e regali e baggianate che ci vincolano a queste compagnie.
Coraggio, diamoci da fare!!!
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