Categorie: Viaggi e Vacanze, Escursioni sui vulcani

Morro do Pai Inácio in Chapada Diamantina Brasile

  

Il Morro do Pai Inácio è situato nella Chapada Diamantina (Brasile), al confine con il parco nazionale a 7 ore di pullman nell'entroterra da Salvador de Bahia, lungo la strada che collega Lencois al West.

Si tratta a tutti gli effetti di una di quelle formazioni rocciose che si vedono nei deserti australiani, americani e dei film western (girati in Spagna per la maggior parte).

Storia e Nome

Morro significa "montagna, collina", mentre "Pai Inácio", a quanto dicono e raccontano le guide, è un nome che viene ereditato da una leggenda locale che racconta di uno schiavo, Inácio, che fuggì dalla piantagione e che si nascose sulla montagna.

Inácio era buono, e si fece ben volere dalla popolazione locale a cui spesso faceva favori, aiutandoli in caso di difficoltà con bestiame e carri. Inácio divenne anche molto apprezzato dai bambini della zona, ai quali portava sempre dell'ottima frutta fresca. Fu così che tutti iniziarono a chiamarlo Pai Inácio, ossia Padre Inácio .


Morro do Pai Inacio

Un film degli anni '80 stravolge leggermente la storia e la riedita in romanzo, raccontando dello schiavo Inácio costretto a fuggire perché sorpreso in comportamenti poco consoni con la moglie del proprio padrone. Inácio fuggì e si arrampicò sul monte, ma inseguito e messo alle strette, si lanciò dalla vetta e, aprendo l'ombrello regalatogli dalla sua amata, riuscì a salvarsi dal precipitare e dagli inseguitori, scappando e guadagnando la propria libertà.

La montagna era inizialmente chiamata Morro Estrada (Montagna Strada), poiché la strada che taglia l'Est e l'Ovest dello stato di Bahia, passa a pochi metri dalle pendici del monte.

Caratteristiche della montagna

Pai Inacio ha un'altezza massima di metri 1150, ma si eleva dall'altopiano su cui sorge, per soli 250 metri. La recente introduzione di un'antenna televisiva sulla montagna, ha avuto come conseguenza la creazione di una strada percorribile da automobili e bus turistici che porta a raggiungere il monte in macchina, a meno un centinaio di metri dalla vetta.

Strada per il Morro do Pai Inacio

Dall'ampio parcheggio in terra rossa si raggiunge la vetta in 15 minuti a piedi. Per la salita non sono necessarie scarpe da trekking, ma esclusivamente un paio di scarpe da ginnastica o scarpe da corsa. Il sentiero è ben chiaro e costituito da lastroni di roccia con poca pendenza e qualche piccolo passo in cui è comodo arrampicarsi anche con l'aiuto delle mani.

Salita su Morro do Pai Inacio

Vegetazione

In cima a Pai Inácio troverete un altopiano ventoso cosparso da una vasta quantità di piante nate sulla dura roccia granitica, dalle orchidee, alle bromelie, ai cactus. Il periodo migliore per vedere le orchidee fiorite in Brasile è settembre, ma abbiamo avuto la fortuna di incontrarne alcune fiorite anche a febbraio.

Orchidee dalla cima del Morro do Pai Inacio

Orchidee in fiore sulla cima del Morro do Pai Inacio

Orchidee gialle sulla cima del Morro do Pai Inacio

La croce in ferro

In cima alla vetta, oltre a poter ammirare la famosa vista da cartolina usata per pubblicizzare la zona della Chapada Diamantina. Sulla vetta troverete una croce in ferro alta circa 8 metri. La guida di Lencois, che ci ha accompagnato in auto, Cezar, ci ha spiegato che le croci in passato venivano erette come segno di ringraziamento dai Garimpeiros (cercatori di diamanti), quando rinvenivano grandi diamanti grezzi nella loro attività di scavo. L'attuale croce di ferro (con un braccio disastrato) ha sostituito qualche decina di anni fa, la precedente croce in legno, la cui datazione da parte dei locali non è certa.

Croce in ferro sulla cima del Morro do Pai Inacio

La vista del panorama

Sicuramente bella è la vista, anche se chi soffre di vertigini fa bene a rimanere lontano quanto più possibile dai bordi poiché, soprattutto nella zona della croce, vi troverete a camminare a due passi dal baratro che vi condurrà a morte certa (a meno che non abbiate con voi un ombrello, ovviamente). Il forte vento che soffia sulla cima spinge a una cauta e attenta camminata sul tetto del Morro, anche perché il terreno è accidentato e si inciampa facilmente. A 360° vedrete solo bellissimi scorci e se sarete fortunati da non avere il cocente sole a picco sulla vostra testa, potrete anche rilassarvi sedendovi e gustandovi il carosello delle nuvole e le loro ombre sulle pendici dei monti e delle valli di fronte a voi.

Rimanendo vicino alla croce in ferro potrete vedere la BR-242, la superstrada che porta a Salvador. L'immensa roccia che si estende a sinistra della strada è chiamata Chapadina. A destra della superstrada trovate Campo Alegre. Immediatamente a destra dall'altro lato della strada, la montagna Bacia, ed in fondo, a distanza nella valle, la Montagna Morrao. Sulla vostra sinistra, a circa 1500 metri di distanza vedrete un altra montagna solitaria, il Morro Cammello, per la forma che ha guardandolo da una delle angolazioni, che ricorda un cammello, come se ne trovano praticamente dappertutto nel mondo. Tutta l'area intorno è rappresentata da terreni fertili, anche se secchi e aridi, sia per la mancanza di corsi d'acqua che di precipitazioni, rare in queste zone.

Vista dalla cima del Morro do Pai Inacio

Vista dalla cima del Morro do Pai Inacio

Vista dalla cima del Morro do Pai Inacio

Geologia dell'area

L'area è estremamente interessante. Si tratta di una vastissima estensione calcarea, ricca di grotte (oltre 400) di altissimo valore naturalistico e geologico, come Lapa doce, Pratinha e la cava Blu.

Tutte le montagne della zona sono caratterizzate da grandi strati orizzontali di roccia. Il terreno sabbioso della zona e la base delle montagne viene dall'erosione di questi strati orizzontali. Il versante orientale di Pai Inácio è costituito da una facciata verticale, mentre il versante occidentale, da cui si accede per l'arrampicata, è molto meno ripido.

Circa un miliardo e mezzo di anni fa, non c'erano montagne in questa zona, che era costituita principalmente da un terreno piano su cui si sono poggiate le sabbie provenienti dai venti, fino a creare, complice la pressione degli strati e gli anni, le migliaia di pianali di roccia che oggi si vedono. Nelle ere successive le deformazioni del terreno hanno innalzato queste zone di lastre che si sono inarcate, spezzate e frantumate, dando vita alle forme che oggi vediamo. Il processo è ancora in movimento. Nei prossimi milioni di anni le montagne continueranno a sgretolarsi e a trasformarsi in sabbia, lasciando spazio nuovamente alle vallate.

Vista dalla cima del Morro do Pai Inacio

Curiosità

Qualche decennio fa, un businessman comprò la cima della montagna e impose una tassa di ingresso ai turisti, recintando l'area con filo spinato e costruendovi un negozio di souvenir. Si racconta che coloro che si rifiutavano di pagare e che tentavano comunque la scalata passando fuori dai recinti, ritrovavano al termine della discesa, le gomme delle proprie automobili sgonfiate.

Negli corso degli anni il businessman fece il pieno di azioni che lo portarono ad essere talmente popolare, che la polizia federale infine decise di distruggere la baracca, espropriare il terreno e riportare tutto alla condizione iniziale. Oggi il Morro di Pai Inácio è propietà dello stato e assegnato ad un ente nazionale di preservazione delle risorse naturali e geologiche.

Considerazioni

Morro do Pai Inácio rappresenta una delle mete turistiche più famose dell'intera zona della Chapada Diamantina, complice la sua vicinanza alla cittadina Lencois (base turistica per eccellenza), e la semplicità di raggiungimento della vetta rispetto ad altre aree del parco nazionale. Tuttavia, non rappresenta assolutamente l'unico punto di interesse della zona, costellata da centinaia di meravigliose vedute, fiumi, grotte, valli, cascate, e passeggiate da fare con guide. Sicuramente Pai Inácio, proprio per la sua facile raggiungibilità è un luogo da non farsi scappare se si visita la Chapada.

Guide specializzate

La nostra esperienza, decisamente positiva, è stata fatta con il gruppo Fora Da Trilha www.foradatrilha.com.br (fuori dal sentiero), di Lencois:


   

  
  


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La grotta del turco a Gaeta, video e foto dei 272 scalini.

  

La grotta del turco a Gaeta è una grotta naturale a forma di campana che si trova nella zona alta di Gaeta, vicina al santuario della montagna spaccata, e si raggiunge proprio recandosi verso il santuario e poi seguendo la strada che inizia con la seguente fotografia.

La grotta del turco a Gaeta, video e foto.

L'entrata costa due euro, rigorosamente intascati dal tipo al gabbiotto senza scontrino né biglietto, e permette di scendere, come si vede nel video qui sotto, fino all'acqua, con ben 272 scalini realizzati in terribile cemento. L'effetto è bello, sia nello scendere che nel risalire, poiché l'ampia volta lascia sgomenti e i colori e le luci, che difficilmente si possono ammirare in foto e in video, rendono il tutto molto rilassante.


I 272 scalini per scendere alla Grotta del Turco

Una prova fisica notevole è quella di fare la salita senza fermarsi mai, considerando che i gradini sono alti, e sono in file anche di 50 senza sosta né pianerottoli. Sicuramente un buon allenamento, che vi farà attendere in cima alla salita qualche minuto prima di rimettervi in cammino.

Approfondimenti:
La grotta più profonda del mondo


   

  
  


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Narni Sotterranea, visita guidata

  

Narni è una bella cittadina, piccina quanto basta per girarla tutta a piedi, e ricca di ottimi posti in cui mangiare e dormire, a due passi da Roma. Narni sotterranea è l'associazione di volontari che oggi si prende cura delle attività nei ritrovamenti del sottosuolo, dalle visite guidate, alle iniziative di preservazione e ampliamento delle ricchezze artistiche e architettoniche della zona.

Quando si parla di Narni sotterranea si intende principalmente l'acquedotto romano (visitabile solo in alcuni periodi dell'anno e consigliato a chi non soffre di claustrofobia) e i più accessibili sotterranei della vecchia abazia, quelli di cui vi parleremo in questo articolo.


La storia

Perdoniamo le eventuali inesattezze, ma in questo caso ci piace raccontarvi quel che ci è rimasto dai racconti della guida, e come nel gioco del telefono, qualcosa può finire in buona fede, distorto dalla memoria.

Nel 1976 un gruppo di ragazzi chiese un prestito alla banca per acquistare attrezzature speleologiche e calarsi giù dalle pendici dei costoni dell'altura su cui giace Narni. La banca concesse il prestito, e i sei amici con la passione per la speleologia iniziarono la ricerca del tesoro perduto. Un giorno scesero con le corde nell'orto del compaesano Ernani Proietti che, dopo un'infuriata per le verdure calpestate, iniziò a parlare con i ragazzi, spiegando loro che tempo addietro aveva murato, dietro alla baracca dell'orto, un buco da cui usciva aria.

Quale migliore inizio per il gruppo di giovani minorenni alla ricerca di avventura?

L'apertura, rivelò quella che sarebbe diventata Narni Sotterranea, ossia un complesso di stanze, cisterne e celle di prigionia nascoste sotto l'abazia di Santa Maria Maggiore dei frati dell'ordine domenicano. L'orto del signor Ernani Proietti era effettivamente collocato sopra alla cappella di un complesso sotterraneo costruito del 1303, e in cui i frati rimasero fino al 1809, quando furono cacciati dagli abitanti di Narni i quali, presi dall'onda Napoleonica, non vedevano l'ora di disfarsi dell'egemonia ecclesiastica dello stato pontificio, trasformando il convento in un deposito.

Presto il luogo venne dimenticato, anche per il fatto che porte e finestre vennero murate dagli abitanti della città, che volevano a tutti i costi dimenticare l'inquisizione che tanti morti e prigionieri aveva portato tra i cittadini.

Roberto Nini e i suoi amici proseguirono a scoprire nuove aree della struttura sotterranea, ma furono impossibilitati a continuare gli scavi per la mancanza di un'autorizzazione importantissima: quella di Alberto e Rosita, i proprietari dello sgabuzzino vicino alla presunta porta di ingresso del resto del sotterraneo. L'autorizzazione non arrivò.

Si trovarono di fronte al bivio: "rinunciamo a scavare, vista la negata autorizzazione, o ci inventiamo qualcosa?"

Fu così che la sera del 3 maggio, alla festa del Patrono, proprio nel momento in cui gli abitanti di Narni scendono in piazza assieme alla banda munita di forti tamburi, i sei si recarono davanti alla parete da demolire e, al passaggio dei tamburi, coperti dal fracasso della festa, buttarono giù la parete, accedendo ad un corridoio e poi ad una stanza più ampia (la sala delle torture), da cui trovarono accesso ad un'ulteriore stanza, una cella colma di incisioni sulle pareti.

Divulgata la scoperta, presto iniziarono gli studi per meglio comprendere l'entità del ritrovamento. Gli studi proseguono tutt'oggi, al punto in cui le guide, una volta terminata la visita, invitano tutti i presenti a fornire qualsiasi tipo di aiuto, qualora si fosse in possesso di accessi privilegiati a informazioni riservate sul luogo o sui personaggi che in esso sono transitati.

Del resto, quel che oggi si conosce dei sotterranei, è stato acquisito in questo modo, grazie alla presenza tra i visitatori di archivisti vaticani o studiosi del settore, bendisposti ad aiutare i membri dell'associazione a dare volti e nomi alle persone legate ai sotterranei.


La cappella

La prima sala scoperta, quella attigua all'orto, è ricca di affreschi e ospita al suo centro una cappella rupestre (ossia scavata nella pura roccia). La guida spiega che all'epoca della scoperta, dal soffitto grondava l'acqua del giardino sovrastante, dove il vecchietto innaffiava quotidianamente le piante (e con abbondanza, utilizzando l'acqua della fontana comunale).

La sala era quindi ricca di infiltrazioni e la volta invasa dalle radici delle piante del giardino sovrastante.
Questa stanza, dalle dimensioni generose, ha avuto diversi tipi di impiego nei secoli, da cantina per i vini, a rifugio per le truppe, fino a venire murata e dimenticata.

La cappella rupestre.


La stanza di fianco

La stanza di fianco, la seconda scoperta non sembra avere grandi storie alle spalle; oggi viene usata per la proiezione di alcuni interessantissimi filmati sull'acquedotto e sugli strumenti utilizzati per la costruzione dello stesso, realizzato con somma bravura dagli antichi romani, con una pendenza dello 0,05% costante in tutti i 13 chilometri della sua lunghezza, a dimostrazione della precisione della realizzazione.


La sala delle torture

Questa sala fu trovata vuota nel momento della scoperta. Solo successivamente, grazie al grandissimo lavoro di ricostruzione storica basato su carte, lettere e accesso ad archivi storici del Vaticano, fu identificata la sua funzione di sala delle torture, utilizzata dalla Santa Inquisizione (la Chiesa Cattolica che oggi tanto è amata nel mondo), per torturare e uccidere coloro che venivano identificati come streghe, adoratori del diavolo, e peccatori in generale. Gli strumenti di tortura sono visibili in una sala dedicata e lasciano l'amaro in bocca quando si pensa che venivano ideati e utilizzati da coloro che dovrebbero "insegnare a perdonare", "amare il prossimo" e "non uccidere".

La sala delle torture.


La cella

Dalla sala delle torture si accede a questa piccola cella, completamente buia se non fosse per una piccola finestra nella parete opposta alla porta. Tutte le pareti sono ricoperte di iscrizioni, realizzate scavando nella roccia.

Le incisioni di Narni Sotterranea.

Diverse storie vi verranno raccontate, tutte emozionanti. La storia del prigioniero per eccellenza, che fu rinchiuso per ben tre mesi al suo interno, è ricca di alchimia, magia e solitudine, e noi ora, su questo blog, non possiamo raccontarvela: è una storia che va ascoltata all'interno delle mura delle segrete, spostando gli occhi da iscrizione a iscrizione, anno di prigionia dopo anno, respirando l'atmosfera e l'umidità costante degli ambienti, con la magia narrativa della guida.

Narni sotterranea è un'esperienza importante; l'associazione ha il privilegio di avere delle guide capaci di farvi sognare a occhi aperti, che vale veramente la pena ascoltare.

La cella del prigioniero.

La nostra guida è stata Aroti, una simpaticissima e preparatissima ragazza di Narni che fa parte dell'associazione e che come dice Roberta, è la classica persona che "fa il luogo", che "è parte integrante del luogo in cui vive" e che non può essere tolta da quel luogo, poiché Lei, insieme agli altri... è il luogo!

Una narrazione coinvolgente, soprattutto delle difficili vicende che si sono trovati ad affrontare Roberto Nini e il Team di Narni Sotterranea per chiudere il cerchio sui misteri dei sotterranei. Per gli amanti di film come Angeli e Demoni, quello che sentirete raccontare è un misto tra ricerche di biblioteca che hanno spinto i protagonisti fino al Trinity College di Dublino, missive all'allora Cardinale Ratzinger per tentare di accedere agli archivi vaticani, e casse di documenti sull'inquisizione bruciati e persi per sempre.


Curiosità

I sotterranei furono chiusi e sigillati nel periodo dell'unità di Italia. Si persero completamente le tracce e tutta la popolazione dimenticò il luogo sotterraneo, che fu quindi scoperto dopo un secolo, quasi si trattasse di un luogo dimenticato un millennio prima.


Periodo di apertura

L'inverno solo la domenica, da aprile a novembre anche il sabato. Per essere sicuri, è bene consultare il sito www.narnisotterranea.it e fare comunque un colpo di telefono prima di partire. L'associazione è gestita dai volontari, quindi qualche contrattempo è possibile.

Consigliamo vivamente questa esperienza, a due passi da Roma, con guide simpatiche e preparate, e consigliamo anche di lasciare una buona mancia per aiutare i locali a preservare il posto (il biglietto di ingresso ha un costo di soli 6 euro a persona, quindi accessibilissimo, e proprio per questo, integrabile con un piccolo extra da lasciare nella cassetta delle offerte, mi raccomando, con il sorriso!).


Vietato fotografare

Non è possibile fare foto e non per motivi di copyright, ma per motivi che hanno più a che fare con brutte esperienze passate dell'associazione con foto utilizzate per scopi non proprio culturali (il motivo non è stato spiegato nei dettagli). Le guide rimangono a disposizione per tutti coloro che volessero ricevere delle immagini dei sotterranei, che potranno essere quindi richieste via e-mail.


Letture

Roberto Nini racconta in "Alla ricerca della verità", le vicissitudini del periodo di ricerca di informazioni, per dare un volto storico alla vicenda, trasformando delle mura e degli affreschi in una storia coinvolgente, ricca di avventura e di ricerca da biblioteca, tra poteri forti e informazioni difficili da reperire.

Roberto Nini e il suo libro Alla ricerca della verità.


   

  
  


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Vale do Pati (Paty) in Chapada Diamantina, Brasile: il terzo parco nazionale più bello al mondo.

  

La Chapada Diamantina è il terzo parco nazionale più bello al mondo, almeno a quanto si dice in molti portali di viaggio internazionali. La vale do Pati (o do Pati) è il cuore del parco nazionale della Chapada Diamantina. Si tratta di una ex valle agricola, accessibile esclusivamente a piedi, per cui è necessario arrampicarsi sulle ripide rocciose pendici della Sincorà Range, attraversare un altopiano esteso e poi scendere un ripidissimo e stretto sentiero che costeggia il burrone sovrastante la valle.

La vale do Pati non è stata devastata a livello geologico come altre parti della Chapada Diamantina, durante il periodo di estrazione dei diamanti. La sua salvezza è legata al terreno povero di gemme (anche se con alcuni giacimenti di oro nei letti del fiume).

L'ottimo suolo e l'abbondanza di piogge, uniti alla presenza di un fiume, hanno permesso agli indigeni di coltivare per decenni grandi quantità di banane, caffé, arance, cassava, riso, mais e altri vegetali, nonché alberi da frutta.

Questa produzione massiva era principalmente destinata a sfamare le popolazioni di minatori intenti a ricercare diamanti in tutta l'area della Chapada, e portò la valle ad una crescita demografica che toccò le 2500 unità nel periodo di massima espansione. Una volta conclusasi l'era diamantifera, l'intera Vale do Pati fu convertita a piantagione estensiva di caffé.


La Chapada Diamantina, vista del parco nazionale.

Ad oggi la valle ha solo un centinaio di abitanti, con due dozzine di case.


Origine del nome

L'origine del nome della valle è ignota, e il nome Pati, che si pronuncia in italiano "Pa-ci", viene da alcuni attribuito al nome della prima famiglia che andò ad abitarvi, mentre altri ipotizzano che si riferisca al vecchio albero delle palme "Palm Tree", le cui foglie a pianta larga venivano usate nella costruzione dei tetti delle abitazioni.


Il declino

Nel 1950 e '60 la popolazione ha subito un elevato decremento, da migliaia a un centinaio di individui. Il declino fu dovuto principalmente alla migrazione nelle grandi città del Brasile come San Paolo (attualmente la seconda città più grande del mondo), complice anche la diminuzione della resa dei terreni della valle dopo centinaia di anni di sfruttamento. Tuttavia, la ragione principale del declino della valle fu ancora una volta, come nella storia di frequente avviene, un fenomeno economico.

Vecchi abitanti della Vale do Pati.

Le banche negli anni '60 proposero agli agricoltori dei lauti prestiti per migliorare la resa delle proprie attività, per sostituire le piante di caffé tradizionali, con nuove piante più redditizie e produttive. I prestiti furono erogati ma la bassa cultura di una popolazione non in grado di fare pianificazioni economiche sostenibili mandò in fumo i prestiti, usati solo parzialmente per l'introduzione di piantagioni più efficienti (e che tra l'altro tali non si rivelarono), portando i cittadini della valle in bancarotta.

Come in tutti i casi di bancarotta, gli istituti di credito si prendono case e terreni. Le banche espropriarono i terreni, costringendo gli indigeni alla fuga a cercare lavoro e dimora altrove. La sorte per fortuna non permise alle banche di trarre vantaggio dall'acquisizione delle aree espropriate, di basso valore, e poco appetibili sul mercato; dopo decadi di presenza nel patrimonio economico bancario, i terreni e quel che rimaneva delle abitazioni, furono infine donati all'ente di gestione del parco nazionale.


La vita nella valle

Pati è una valle stretta e profonda e le sue mura di cinta sono profonde e ripide. La necessità di sviluppare l'attività agricola ha portato i locali a coltivare anche aree raggiungibili esclusivamente con corde, o a coltivare su terreni con pendenza anche del 40%, sfruttando al massimo le aree disponibili.

Gli abitanti della valle sono autosufficienti per la maggior parte delle necessità. Sui tetti delle abitazioni sono installati pannelli fotovoltaici con accumulatori in grado di alimentare radio, illuminazioni esterne ed interne alle abitazioni o caricabatterie di macchine fotografiche o di telefoni cellulari (che ovviamente non trovano campo alcuno nell'intero parco nazionale).

L'agricoltura, l'allevamento di ovini e bovini permette l'alimentazione completa delle famiglie. L'acqua bevuta è quella del fiume, ritenuta chimicamente e biologicamente pura, malgrado la colorazione rossiccia, dovuta all'eccesso di tannino.


Trekking nella Vale do Pati

Molte guide turistiche offrono escursioni di 1, 3, 5 e 7 giorni all'interno del parco nazionale della Chapada Diamantina. Va detto anche che è possibile affrontare completamente da soli l'intera area, ricca di centinaia di percorsi di trekking, centinaia di cascate, decine di grotte e sentieri per raggiungere le aree più alte del parco (che si estende su un terreno più ampio di Belgio e Olanda messi insieme).

Abbiamo scelto per la nostra escursione nella vale do Pati il gruppo di guide di Fora Da Trilha, la stessa usata per l'escursione al Morro do Pai Inácio. La partenza è da Lencois, il paese più turistico e idoneo per affrontare la Chapada Diamantina, che richiede 10-15 di giorni di permanenza per poter essere vissuta in modo proficuo.

L'esperienza che stiamo per raccontarvi è relativa al percorso da 3 giorni, che consente di affrontare un percorso di trekking di difficoltà medio-alta, con solo uno zaino in spalla.

Per chi non conoscesse i livelli di difficoltà del trekking (Hicking in inglese), la seguente lista è quella ufficiale:

  • estremo
  • alto
  • medio
  • facile

L'escursione di 7 giorni (la nostra è stata di 3 giorni) richiede invece una maggiore preparazione, non tanto fisica, quanto per le attrezzature necessarie, che comprendono anche tende da campeggio per il pernottamento nelle grotte e nelle altre aree abilitate.

Il percorso dell'escursione è tracciato nella mappa seguente (visibile in modo interattivo a questo link):

Mappa escursione nella valle do Pati (clicca per ingrandire)

Si inizia con il tracciato giallo che costituisce l'attività della prima giornata. Il secondo giorno segue il percorso celeste (con la piccola variante in grotta del percorso rosso), andata e ritorno. Si prosegue, sempre il secondo giorno per il percorso verde. Il terzo giorno il tracciato viola porta all'uscita nord del parco nazionale.


L'equipaggiamento

Tutto inizia con un breefing a ore 8:30 presso la sede dell'agenzia Fora da Trilha, ubicata nel centro di Lencois, in cui viene eseguito un check completo delle attrezzature e della salute dei membri del gruppo.

Briefing prima della partenza presso gli uffici di Fora da Trilha

Per affrontare i tre giorni di viaggio vi sarà richiesto di indossare scarpe da trekking (o scarpe da ginnastica), pantaloncini (due cambi), costume, infradito, spray antizanzara, crema protezione +50, cappello, canottiere o magliette (almeno due cambi), una felpa, un impermeabile in caso di pioggia, una bottiglia di acqua da 1,5 litri, occhiali da sole, dentifricio, spazzolino, shampoo e bagnoschiuma, soldi (per comprare la birra lungo la strada o nella valle).

Chapada Diamantina, Vale do Pati. Partenza in Jeep.

Si parte da Lencois, in Jeep. Nel nostro caso con 2 guide (Jorge e Renato) e 8 partecipanti (due italiani, due olandesi, un argentino, uno spagnolo e due americani). Gli zaini vengono collocati in cima al veicolo, bloccati da una rete protettiva.


Il viaggio di andata in auto

Il viaggio in auto dura 2 ore e mezzo, per raggiungere la città di Guiné, sul lato ovest del parco. Lencois è ubicata nel lato est del parco e il viaggio in auto circumnaviga la parte nord del parco nazionale, passando per la cittadina di Palmeira per uno stop utile ad acquistare dell'ottimo pane fresco.

Il viaggio di andata è particolarmente interessante e, grazie a inediti scorci pittoreschi, anche divertente. Si passa tra campi coltivati e piccole frazioni abitate ricche di casette tradizionali costruite con legni e argilla (niente mattoni) e stranezze come l'automobile riciclata (rasta).

Chapada Diamantina, Vale do Pati. Automobile del riciclo nel viaggio di andata.

L'ultima parte del viaggio dell'andata è a passo d'uomo su strade di terra rossa decisamente accidentate, e che conduce sulle pendici di alcune montagne che proteggono il parco nazionale dal mondo esterno, e che costituiranno il primo importante valico per il distacco dal mondo esterno.

Chapada Diamantina, Vale do Pati, fine del percorso stradale.

Chapada Diamantina, Vale do Pati, fine del percorso stradale.

Giunti a Guiné, si supera il paesino e si raggiunge l'ultima area percorribile in jeep, dove si lascia l'auto e si inizia la salita verso l'altopiano che separa la civiltà dall'isolamento della Vale do Pati. Prima di iniziare il viaggio, i consigli necessari per la sopravvivenza di base vengono impartiti dalle guide. In particolare, riassumiamo i più importanti:

  • mai abbandonare i sentieri, serve ad evitare serpenti e alveari di api molto pericolose
  • bere in continuazione, anche se non si ha sete
  • non raccogliere assolutamente sassi, piante o altri materiali nel parco
  • in caso di smarrimento del gruppo, rimanere esattamente dove si è sul percorso, anche di notte, e sarete sicuramente salvati da altre guide che di frequente passano nel parco


Il valico delle montagne, e l'entrata nel parco

Si parte!
Una rilassante prima strada sterrata con qualche curva, dove forse anche la Jeep averebbe potuto spingersi.

L'inizio della salita per il valico di entrata nella Vale do Pati.

Un'ora o due sono necessarie per salire sull'altopiano, dove il vento soffia piacevole stemperando il caldo estivo (febbraio) e nascondendo la vera forza del sole brasiliano, che non va MAI preso sottogamba. Protezione solare +50 come se piovesse ci ha permesso di abbronzarci lo stesso senza scottature. Bruciarsi in questo tipo di itinerari significa soffrire le pene dell'inferno i giorni successivi, nei quali si è comunque esposti al sole cocente. Cappelli come quelli da cowboy (con visiera a 360°) permettono di salvare collo e orecchie dall'ustione.

La salita riserva le prime scoperte, da fiori strani a un primo bivacco su comode pietre giganti, che consente alle guide di aprire un discorso introduttivo di presentazione al gruppo delle bellezze naturalistiche del parco, sottolineando le regole per non arrecare danno all'ambiente.

Fiore ignoto del parco nazionale della Chapada Diamantina.

Purtroppo fiori e piante a noi ignoti sono molti e non sempre le guide riescono a fornire il nome dell'esemplare, anche perché quando ne conoscono l'identità, non sei pronto a scrivertelo su un foglio di carta :)


In cima all'altopiano

Il venticello, che a detta delle guide è sempre presente, consente di godere a pieno dell'escursione, quindi non aspettatevi calura estrema in questa prima parte del viaggio, ma piuttosto una piacevole e rinfrescante brezza.

L'altopiano è costituito da lastre di pietra di grandissime dimensioni, che rendono facile il camminamento, alternato da aree di terra rossa parzialmente argillosa, tra arbusti e piante che difficilmente superano il metro e mezzo. Siamo a 1200 metri di altezza e non vi è alcuna vegetazione tropicale. Quella in cui ci si trova immersi è la famosa "foresta atlantica", diversa dall'immaginario popolare della vegetazione della foresta amazzonica.

Altro fiore ignoto della Valle do Pati.

La vista è particolarmente suggestiva. All'orizzonte si iniziano a far notare i vari morri (le montagne a forma di trapezio); la loro distanza, lascia intendere la vastità dell'area e di conseguenza le molte ore di cammino sull'altopiano.

Panorama dell'altopiano della Chapada Diamantina prossimo alla Valle do Pati

Il primo punto di interesse è il Rio Prato, il famoso "fiume nero", che solca l'altopiano con suggestive pozze balneabili, in cui è possibile farsi fare un simpatico scrub dai pesciolini, o nuotare nelle acque ricche di tannino che viene rilasciato nell'acqua dall'infusione delle piante e degli arbusti a bordo fiume.

Rio Preto, il fiume nero nella valle do Pati, in Chapada Diamantina.

E' consentito fare il bagno nel fiume, la cui acqua è particolarmente calda in superficie e decisamente fredda nei metri sottostanti (profondità massima di 4 metri). La colorazione dell'acqua permette di scattare fotografie uniche.

Acqua tanninica del Rio Preto, il fiume nero.

Lasciato il fiume e affrontata una robusta pausa pranzo, si riparte verso la valle, carichi di energie e della goliardica euforia che si libera in quelle rare occasioni in cui il gruppo reagisce chimicamente grazie al perfetto incastro delle sue molecole di base, e al cibo :)

Si prosegue verso una delle parti più belle della valle do Pati, la grande vista sulla valle, per cui un paio di ore di cammino sono ancora richieste.


Il primo panorama sulla valle

L'altopiano è finito e si giunge alla veduta più importante del primo giorno di viaggio che, oltre a soddisfare lo sguardo, consente di capire quello che il gruppo si troverà ad affrontare nei giorni successivi. A sinistra la montagna nota con il nome di Morro Branco (monte bianco), a destra Morro Alto (la montagna alta) e al centro la Valle do Pati, al cui centro spicca una collina di medie dimensioni a forma piramidale, che divide di fatto la valle in più aree.

Valle do Pati, vista con leggenda. Cliccare per la versione in alta risoluzione.

Leggenda esplicativa:

  1. villaggio in cui si dormirà la seconda notte
  2. Morro Branco
  3. Morro Castello, su cui si salirà il secondo giorno con panorama nella valle adiacente
  4. collina piramidale al centro della valle
  5. Morro Alto (parzialmente visibile nella foto)

Venti minuti per fare foto, riposarsi, chiacchierare e porsi la domanda: "da dove diavolo si scende per la valle?". In effetti c'è da chiederselo. L'intero altopiano sprofonda in un baratro verticale (attenzione a non sporgervi troppo nel fare le fotografie) e considerando che tale precipizio si estende a perdita d'occhio sia a destra che sinistra, viene difficile immaginare una comoda via per scendere a valle.

"Comoda non proprio, ma una via c'è!", risponde la guida.

La via è sulla destra, scende vertiginosamente e raschia la parete verticale con una discesa a zigzag. Alla domanda "ma la via è sicura?", la risposta è "se non salti di sotto... non cadi di sotto".

La cosa che più colpisce nello scendere, oltre alla ripidità del sentiero (che spesso costringe a scendere di masso in masso in posizione seduta), è il fatto che il sentiero fu costruito dall'uomo, estirpando alberi, arbusti e posizionando rocce nel modo più utile alla discesa. Qualcuno osa chiedere se la ripida discesa costituirà una ripida salita nella via per il ritorno e, ancora una volta, la guida risponde nel peggiore dei modi: "si!"

La ripida discesa alla valle do Pati.

La discesa è particolarmente interessante. Si passa per alcuni punti in cui è effettivamente percepibile l'assenza di parapetti, ad altri in cui si è piacevolmente incanalati in piccoli canyon di rocce, tra cui calarsi con soddisfazione, sasso dopo sasso. La compagnia è particolarmente allegra, anche per il fatto che l'ombra di cui gode il pendio riduce la temperatura e rende gli sforzi più leggeri.

La discesa è veloce e, ogni volta che si volge lo sguardo in alto, ci si rende conto di quanto si sia già distanti dall'area panoramica lasciata indietro. In mezz'ora circa si è sul fondo della valle, pronti a risalire per la collina piramidale, dopo un rapidissimo stop farcito dall'incontro con un'orchidea fiorita (l'unica di tutta la valle, poiché in Brasile il periodo di fioritura è settembre, mentre il nostro tour è iniziato il 4 febbraio).

Orchidea fiorita nella valle do Pati.


Lo svalico della collina

Per raggiungere la dimora della prima notte è necessario superare la collina piramidale che si vede dalla panoramica. Una volta scesi a valle si deve quindi ricominciare a salire.

Lo svalico della collina nel mezzo della valle.

Ora la stanchezza inizia a farsi sentire nel risalire per un chilometro sotto il cocente sole, un sentiero sterrato.

Salita verso la collina piramidale.

Tutto diventa più facile quando ci si rende conto che siamo nel centro della valle, circondati da montagne verticali di rara bellezza. Le seguenti due fotografie mostrano Alejandro in testa alla fila e la vista sulla destra del sentiero della montagna nota come Morro Alto (visibile in parte anche nella prima panoramica mostrata in precedenza).

Sentiero di salita verso la collina piramidale.

Morro Alto, la montagna sulla destra del sentiero per la collina piramidale.

Il dettaglio di Morro Alto, visibile nella seguente fotografia, rende l'idea delle dimensioni della struttura, se paragonata alle dimensioni degli alberi. Interessanti gli strati della montagna, caratteristici dell'intera area della Chapada Diamantina.

Dettaglio di Morro Alto

Una volta in cima, ci si ferma a bere nuovamente. A differenza delle soste precedenti, ora nessuno si fa problemi a lanciarsi sul terreno appena questa opzione si rende possibile.

Bivacco in cima alla collina piramidale.

Si riparte, per fortuna nuovamente all'ombra, dove si continua tra discese e micro salite, su un sentiero che chiaramente indica la presenza periodica di cavalli, asini o muli.

A fondo valle la vegetazione muta e si arricchisce di felci bicolore; verdi quando vive, viola quando morte. Non vi è alcun colore intermedio tra le due fasi di vita della pianta e questa caratteristica dona una forte identità cromatica all'ambiente.

Sentiero verso la prima dimora del viaggio di tre giorni nella Valle do Pati

Il gruppo procede come un trattore. Oramai si chiacchiera poco e tutti cercano di scorgere la casa nella valle, che la guida ha nominato durante l'ultima sosta.

Parte del gruppo sul sentiero della valle do Pati

Il gruppo si ferma e la guida indica sulla destra, ancora lontano dalla posizione attuale, la dimora della prima serata. La casa è piccola e immersa nella foresta (poi si scoprirà che le case sono due). Subito la mente si riempe di ipotesi e pensieri sulla bellezza e la difficoltà della vita nella valle condotta dai locali, ma i piedi doloranti e la stanchezza, come in ogni uscita di trekking che si rispetti, rapidamente spostano i pensieri in direzione low profile, stile "tra quanto arriviamo?"

Si intravede la dimora nella Valle do Pati

Si giunge ad un bivio e ci si ferma per un'altra sosta; un asino si gratta il collo contro un ramo spezzato di un albero.

L'asino si gratta il collo sull'albero

Si riparte, fino a raggiungere l'accogliente meta di fine giornata, dove una memorabile cena e un'incredibile atmosfera di eterna pace attendono la gloriosa ciurma!


L'arrivo alla dimora di Mr. Wilson e Donna Maria

Arrivo alla casa di Mr. Wilson e Donna Maria nella valle do Pati.

Poco prima del tramonto, in tempo per una doccia e la cena. In Brasile, o meglio, nello stato di Bahia, il tramonto avviene tutto l'anno intorno alle ore 19:00.

Arrivo alla casa di Mr. Wilson e Donna Maria nella valle do Pati.

Una volta eliminati sudore, sale, creme protettive, fango e terra, con una gloriosa doccia, ci si ritrova tutti piacevolmente nel piccolo piazzale sterrato tra le due case di legno e fango. Mr. Wilson, Donna Maria e i due figli, vivono in una delle due piccole casette, mentre l'altra è adibita a rifugio per escursionisti. Le camere sono perfettamente a posto, letti comodissimi, ambiente pulito e dal carattere fortemente rustico. Le case sono circondate da banani, alberi di frutta, qualche gallina e un dolce, quanto rassegnato, cane.

La sera nella valle do Pati

La famiglia vive di turismo e di agricoltura, fornendo ai visitatori un tetto comodo e due pasti (cena e colazione) di altissima qualità. I pasti sono organizzati sotto un pergolato sito nel retro giardino. Tutto il cibo viene dal lavoro di Mr. Wilson e Donna Maria: dai fagioli alla zucca, al riso fino alla farina di mais e la frutta.

Ogni piatto è così buono da spingere tutti i commensali al bis!

Cena a casa di Donna Maria, in valle do Pati

La prima cena nella valle do Pati in Chapada Diamantina

Qui, sotto forma di buffet, prende vita una lunga e piacevole cena internazionale, in cui i protagonisti del viaggio trovano finalmente modo di condividere solo ciò che vogliono sulla propria vita privata.

Valle do Pati, la cena buffet

Falene di grandi dimensioni (una decina di centimetri di apertura alare) svolazzano sotto una tettoia di amianto sorretta da qualche palo di legno.

Farfalle giganti in valle do Pati.

Le conversazioni spaziano piacevolmente tra racconti di trekking, tra birra, rumorose battute e momenti originali, come gli scatti fotografici al cielo stellato. Grazie alla completa assenza di luce artificiale per molte miglia dalla casa, il cielo rimane puro e scuro, offrendo una visuale rara a chi è abituato a guardare nelle grandi città.

Eduardo, spagnolo, fa notare a tutti le costellazioni impossibili da apprezzare dall'emisfero settentrionale (europeo) e scatta le seguenti panoramiche con la macchinetta poggiata sul un palo del recinto dell'orto.

Cielo stellato della valle do Pati presso Donna Maria.

La birra è nel frigorifero e si paga il mattino seguente su dichiarazione spontanea di onestà. 5 reais a lattina. Nello stato di Bahia si beve la Skol o la Schin, le due birre principali, entrambe leggere (4,5% di volume alcolico).

Serata con birra all'esterno.

La serata finisce piacevolmente alle 22.00, orario perfetto per andare a dormire e per ricaricare le pile per affrontare la seconda giornata, preannunciata dalle guide, come la giornata più tosta delle tre!


Secondo giorno, colazione e via!

Eccoci all'alba del secondo giorno, dopo 9 ore di sonno su un comodissimo letto, come mai avremmo sognato di trovare in mezzo alla valle. Ci si prepara e si va a fare colazione. Eduardo già si allaccia le scarpe da trekking, pronto a partire, mentre qualcun altro ancora temporeggia in sala colazione.

L'alba alla valle do Pati

La mattinata sembra nuvolosa e tutto fa pensare che useremo gli impermeabili molto presto. Nell'attesa degli altri, un rapido giro intorno alla struttura, evidenzia una caratteristica interessante: il retro delle abitazioni non è completato e si può notare il vero telaio delle case, realizzate con pali di legno e argilla.

Il retro della casa mostra le mura fatte di fango e legno.

Il retro della casa mostra le mura fatte di fango e legno.

Si parte, il secondo giorno di trekking è al via!

Pronti, partenza, via!
Tutti nuovamente in fila indiana con una guida in testa e l'altra a chiudere la fila, nella direzione del fiume, dove si scende prima di iniziare la risalita verso la montagna.

La seconda giornata prevede la scalata al Castello, ossia un pinnacolo visibile nella panoramica mostrata nel primo giorno (punto 3). Si passa per il fiume e si inizia presto nuovamente a salire, fino a raggiungere la base della montagna.

Verso il Castello!

E' splendida l'atmosfera al mattino nella giungla. La nebbia lascia spazio all'immaginazione e così dietro gli alberi è facile pensare a fiumi, valli, laghi e meraviglie che presto si materializzano, anche se in forma differente dalla fantasia di qualche minuto prima. Ogni tanto qualche nube si dirada di quanto basta per scoprire le pendici delle montagne.

La foresta al mattino nella Chapada Diamantina

In poco tempo si scende al fiume, il cui letto è costituito da lastre di calcare, su cui l'acqua scivola con specchi poco profondi che riflettono il grigio del cielo. Niente pesci, se non i pesciolini da scrub che oggi vengono offerti nella fish pedicure nei centri estetici occidentali. Affamati come sono, ve li troverete facilmente su mani e piedi, ancora di più se, come abbiamo fatto noi, vi sporcherete le mani con del cibo.

Il fiume nella Vale do Pati.
L'attraversamento del fiume nella Vale do Pati.

Il cielo oscurato permette di salire senza sudare, anche se con l'avanzare delle ore le nubi si diradano lasciando il posto al cielo limpido.

Uno strano fiore rosso a trombetta fa capolino tra le foglie. E' un Ibiscus! Gli uccelli tropicali rumoreggiano ed è un piacere ascoltare gorgoglii, inediti a noi europei, fare eco in tutta la valle.

Fiore a tromba nella foresta della chapada diamantina.

Strani funghi crescono sugli alberi. Il gruppo fa domande e le guide rispondono. La vegetazione racchiude il gruppo e la sensazione di avere strani animali intorno è forte per i rumori continui tra gli arbusti, e tutto lasca credere di essere davvero nel cuore della foresta.

Uno strano fungo cresce sull'albero.

La salita verso il castello è dura e ricca di grandi scalini. Ogni tanto una pausa di 5 minuti permette di chiacchierare, mangiucchiare e ridere con grande autoironia di tutti gli elementi del gruppo. Qualcuno inizia a parlare di grotta e i claustrofobici iniziano a tremare. La guida Jorge, non è mai così esplicita, lasciando molto all'immaginazione. La suspance cresce. Roberta cerca di estirpare informazioni a Jorge, che mugugna divertito qualcosa, infilandoci in mezzo la parola "pipistrelli".

Roberta chiede a Jorge informazioni sui prossimi passi.

La salita verso il castello.

La vegetazione continua a sfornare fiori incantevoli, anche se radi.

Lo strano fiore nei pressi dell'entrata della grotta.

Siamo giunti a metà strada, alla base della montagna rocciosa, esattamente dove la roccia emerge dalla forma conica dei detriti dell'erosione ricoperti dalla foresta. La vista è splendida e in lontananza, con buono zoom, si riesce a vedere una delle tante cascate del fiume al centro della valle.

La vista nella salita.

Sembra che siamo arrivati alla fine del percorso. Dove siamo ora sembra impossibile proseguire. Siamo letteralmente alla base della parete verticale.

Roberta all'entrata della grotta.

Come si prosegue ora verso la vetta? Semplice... attraverso la grotta!
Guardando verso la valle infatti, la vista è questa.

La vista a metà strada per la vetta!

Guardando verso la montagna, si scorge la via del proseguo. Le prossime foto mostrano la differenza di dimensioni che la grotta assume senza e con le persone.

Il grande varco dell'entrata nella grotta.
L'entrata nella grotta e le sue dimensioni rapportate agli esseri umani.

Una volta entrati viene spontaneo guardarsi indietro, soprattutto perché avanti a noi tutto è nero.

L'entrata della grotta.

Jorge rabbocca le bottiglie vuote di tutto il gruppo, con acqua naturale come sempre tanninica e rossiccia, ottima al gusto.

Jorge riempie le bottiglie di acqua in una sorgente nella grotta.

Dopo 10 minuti di camminata nella grotta si esce dall'altro lato. Il percorso interno è sicuro, anche se in un paio di punti si deve prestare attenzione a non sbattere la testa quando il soffitto di abbassa per qualche decina di metri di percorso.

Finalmente la luce!

All'uscita, si può ammirare uno strano arco di pietra naturale sotto il quale la vista sulla valle si apre in profondità.

L'uscita della grotta che conduce al castello.

Sul mio zaino una farfalla.

Una farfalla sullo zaino all'uscita dalla grotta.

La vista all'uscita dalla grotta mostra il lato oscuro del Morro, la parte non visibile dalla valle, su cui uno dei costoni è palesemente fuori baricentro.

L'uscita della grotta.

Strani torsoli di mais fioriti fanno capolino tra gli arbusti. La fame li tramuta in miraggi di gelati esotici.

Fiore strano vicino al fiume.


Il castello

Il castello è la vetta più alta raggiungibile a piedi nei tre giorni di Trekking nella valle. La strada per salire è la medesima da percorrere per la discesa.


Questa parte della salita è la più pericolosa. Le guide si mettono appositamente a creare dei parapetti umani per evitare il capitombolo nel burrone. Piano piano si arriva in cima, dove la vista è spettacolare. Jorge e Renato tirano fuori noccioline, frutta secca e biscotti. Si pasteggia felicemente per il raggiungimento della prima meta della giornata!

Guardando in basso dalla vetta si scorgono due ammiratori di panorama sulla via della salita. Giù in fondo, a 300 metri di profondità, la valle.

Qualcuno si rilassa qualche decina di metri sotto di noi!


La panoramica

La vista a 360 gradi è il completamento dei vari scorci che si apprezzano solo parzialmente durante la salita. Ora tutto torna, tutto quadra e da questa nuova altitudine si possono raggiungere distanze prima impossibili. In lontananza altissime cascate impreziosiscono la valle della Chapada Diamantina, che si estende a perdita d'occhio nella pura e leggiadra aria di montagna.

Panorama dal Morro Castelo

E' ora di andare.

Si scende per la stessa strada dell'andata, ripassando per la grotta. Sandi non demorde e esce glorioso dall'oscurità.

Sandi all'uscita dalla grotta.

L'obiettivo è tornare in massimo un paio di ore alla casa dei nativi, con uno stop interessantissimo. Jorge si arrampica su un albero per convincere un frutto a forma di fagiolo gigante a cadere a terra.


Il frutto magico

Uno dei segni indelebili del Brasile è la frutta. Una quantità sterminata di frutti inediti, mai provati prima, neanche sotto forma di succo di frutta importato in Italia dall'estero. Eccone uno a portata di mano, vederlo cogliere maturo dall'albero, aprire e servire fresco, come mamma natura l'ha progettato.

Jack Fruit in Chapada Diamantina

Il video mostra la stranezza della parte interna del fagiolone, noto con il nome di Jaca Fruit (Jorge ci ha spiegato che si tratta di un frutto importato dall'oriente e che si è ambientato perfettamente in Brasile già da qualche secolo).


Il gusto è quello della gomma alla fragola Big Babol, con un seme all'interno di ciascuna "gomma da masticare", che ci siamo riportati in Italia e che presto pianteremo :)

Gomma Big Babol alla fragola.

Di seguito il video dell'apertura del frutto ad opera di un'altra guida montana incontrata nel percorso.


Soddisfatti dell'originale sosta si riparte verso la casa dei nativi, giusto il tempo di raccogliere gli zaini, di salutare Donna Maria e famiglia e si riparte verso il radioso pomeriggio, che prevede la risalita del fiume, un bagno rinfrescante e la risalita di tre cascate, che culminerà con l'arrivo al secondo villaggio in cui si cenerà e si spenderà l'ultima notte.

Il fiume solca l'intera Vale do Pati. L'acqua è la solita tannica rossiccia potabile (non nera come quella del Rio Preto). Complice la siccità estiva, non è difficile risalire il fiume lungo il suo corso proprio per il basso livello dell'acqua. Si salta di pietra in pietra superando due bellissime cascate, fino al raggiungimento della terza.

Il seguente video mostra il percorso delle cascate, tra un salto e l'altro.


Tra una cascata e l'altra, un bagno e l'altro, scatta il momento di svacco e di relax in cui... "nei silenzi ognuno piano, fruga dentro di sé".


Qui il viaggio sembra finire e non sembra esserci modo di proseguire, se non arrampicandosi dove l'acqua scende (Nnooo!), ed è proprio qui che la guida tira fuori l'asso dalla manica: senza aprire botole o passaggi segreti, Jorge ci mostra una via che non avremmo altrimenti mai seguito, dimostrandoci che, dove non pensavi che saresti potuto passare, alla fine puoi passare!

Il seguente video mostra proprio la strana via di fuga dal muro invalicabile della cascata.


E che dire dell'espressione sul viso del grande Sandi?

Sandi preoccupato per la salita sull'albero.


Risalita accanto a una delle cascate.

Si procede verso la cascata successiva, per poi lasciare il sogno, salutare il fiume e riabbracciare il sentiero sterrato, incontrando una pianta di agave (la pianta della tequila) e un cimitero degli indigeni, che per rispetto abbiamo preferito non fotografare.

Roberta... La tequila non è nella pianta!

La pianta Agave della Tequila.

Si giunge finalmente, attraversando un traballante tronco-ponticello, al secondo villaggio dei nativi.

Il ponte traballante in Vale do Pati per raggiungere la casa dei nativi.


Vale Do Pati villaggio dei nativi.

Il villaggio è costituito da quattro edifici e una chiesetta. La popolazione è più estesa e sembra raggiungere le 8 unità. Si contano anche dei bambini, grandi appassionati di pallone.

Testa di mucca

Un'inquietante testa di mucca impalata stile totem veleggia sul piccolo pergolato al centro della piazzetta. Qui le docce sputano acqua calda, rendendo ancora più piacevole il fatto di levarsi il fango da dosso.

C'è anche un piccolo bar, in cui le birre sono tenute "al fresco" nell'acqua di fiume. Una doccia, una chitarra scordata, qualche birra e si è già alticci ancora prima della cena.


Il gruppo è al massimo dello sprint. La giornata è stata memorabile e già dopo poche ore si scava nei ricordi della bellissima giornata.

Tutti a cena!

Cena nel villaggio dei nativi in Vale do Pati

Anche questa volta gli indigeni si superano, proponendo un buffet molto vario e di altissima qualità, nuovamente seduti sotto un pergolato di amianto, a raccontar storie e ridere finché la stanchezza non manda gli irriducibili della chiacchiera a dormire.

Cena alla dimora degli indigeni nella Vale do Pati

La notte passa insonne per le zanzare, gli spifferi visibili nella seguente foto e il fatto che abbiamo praticamente dormito per terra. Inutile dare la colpa all'ospitalità. Avremmo dormito bene se come degli idioti non avessimo bevuto thé e caffé dopo cena.

Alloggio della seconda notte nella chapada diamantina.

Alloggio della seconda notte nella chapada diamantina.

La seconda colazione nella valle do pati

Quelli di noi che si sono alzati presto (o che non hanno dormito per niente) hanno già i bagagli pronti e, nell'attesa degli altri, si sollazzano con calcio brasilerio!


Foto di rito di gruppo prima della dipartita.

Foto di gruppo davanti la chiesa prima di partire.

Quel che succede dopo è il ritorno verso la civiltà, con ben 20 chilometri a piedi, risalendo il costone da cui siamo discesi il primo giorno (30 minuti di parete verticale, in pieno stile trekking sullo Stromboli, anche se sul vulcano tale pendenza dura ben 3 ore e mezzo).

Una volta sull'altopiano si devia verso nord, verso la valle di Capao (che si pronuncia "Capon"). La giornata è splendida e la passeggiata lungo il baratro permette di fare foto in scorci spettacolari.

Si cammina per circa 10 chilometri nella direzione del sentiero che porta all'uscita, sulla piana leggermente inclinata dell'altopiano. Le seguenti fotografie rendono l'idea della sterminata passeggiata, per fortuna protetti dal sole grazie al manto uniforme di nuvole che per l'intera giornata è rimasto intatto.

Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Verso la Vale do Capao, alla fie del parco della Chapada Diamantina.


Una sosta presso quello che le guide chiamano "Il Rench con la piscina", che altro non è che un fienile accanto a un laghetto con cascata, per l'ultimo pranzo insieme, un pisolino e poi via, altri 10 chilometri a piedi verso la fine dell'altopiano, per l'ultima sosta prima del ritorno a casa.

Il giardino ZEN nella chapada diamantina vicino a valle do Capao.

Il pavimento della zona è duro e ricco di grinze come la pelle dell'elefante.

Terreno strano della chapada diamantina.

Terminata la sosta, accanto a quello che sembra un giardino Zen, si scende dall'altopiano per un'ora fino alla Vale do Capao, dove la mitica Jeep di tre giorni prima ci attende per riportarci sani e salvi a Lencois, passando per il paese dei fricchettoni (Capao), e tornando alla strada asfaltata.

Qui si ritornano a vedere decine di casette di argilla colorate e graziose, qualche gallina, e nuovamente, anche automobili e motorini. Il ritorno alla civiltà è sicuramente morbido, poiché la civiltà qui è strana. Si esce dalla Vale do Pati entrando nella Vale do Capao, dimora eterna dei figli dei fiori e dei fricchettoni. Case colorate, automobili piene di disegni, pettinature rasta anche sugli animali e un'atmosfera di vacanza eterna.

Ritorno alla civiltà?

La Jeep ci aspetta. Si torna a casa!

Ritorno a Lencois.

Ritorno a Lencois.

La fine dei viaggi non si ricorda mai facilmente, perché in parte non esiste una vera fine quando i ricordi durano forti e le sensazioni restano a pochi millimetri sotto la pelle, capaci di riaffiorare con stimoli minimi.

Di sicuro c'è che un bel viaggio è tale quando lo si fa con belle persone, prima ancora della location che le ospita.

Il mio saluto va lontano, agli amici sparsi in tutto il globo:

Jorge
Renato
Hoit
Frideline
Alejandro
Eduardo
Sandi
Eric

"Bravi tutti!"

Fabio & Roberta :)


   

  
  


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Trekking riserva di Vendicari, Siracusa, Sicilia

  

Siete in Sicilia o dovete andarci per le ferie estive? Avete voglia di escursioni e passeggiate nella natura per mantenervi attivi e non perdere il tono muscolare e il fiato? Vi manca il vostro tapis roulant e non sapete come allenarvi se non con gli esercizi addominali al mattino? Amate bruciare i grassi anche in vacanza? Eccovi accontentati con un percorso da noi sperimentato nell'estate 2011 in zona Siracusa e dintorni.

Riserva di Vendicari, Siracusa, Sicilia.

La riserva di Vindicari è un'area molto estesa della lunghezza di circa 13 chilometri e che copre l'intero tratto di costa che va da Avola a Marzamemi, spingendosi per circa 2 chilometri nell'entroterra della provincia di Siracusa. Esistono tre accessi differenti per la riserva, che diventa un ottimo modo per fare attività fisica durante le vacanze estive. Non si parla proprio di trekking poiché non vi sono pendenze di alcun genere, ma i percorsi che si snodano all'interno della riserva sono estremamente variegati e lunghi (per raggiungere la zona centrale, partendo dall'area nord, sono necessari 4 chilometri di percorso). La riserva non ha alberi ma solo arbusti e sassi e costeggia una splendida spiaggia rocciosa intervallata da alcune cale (la più famosa è cala mosche, ad un chilometro dall'entrata Nord della riserva di Vindicari, e che è considerata da molti "la spiaggia più bella di Italia").

Casa dei pescatori, Riserva di Vendicari, Siracusa, Sicilia.

La camminata è bella e con circa 4 chilometri si arriva alla zona della tonnara, dove la vecchia tonnara del 1910, ben conservata e restaurata, e una bellissima torre di avvistamento del 1400 spezzano l'uniformità del paesaggio di terra rossa (quella dei campi da tennis per intenderci) e degli arbusti. Nella zona della tonnara, nell'edificio una volta adibito a "casa dei pescatori" e oggi trasformato in museo, abbiamo avuto modo di conoscere il signor Paolo Uccello, grande esperto
dei segreti della natura siciliana, che ci fornito importantissime spiegazioni sulla flora, la fauna e la storia della riserva e di tutto il territorio limitrofo e che raggiunge anche l'Etna, spiegandoci che in questo piccolo pezzo di terra sono presenti circa 1/5 delle specie vegetali presenti in tutta Europa e portandoci a visitare l'interno della Torre di avvistamento, arricchendo il percorso con particolari storici interessanti.

Tre grandi stagni separano la riserva dal perimetro della riserva e dalla strada asfaltata e su di
essi si affaccia un rustico punti di avvistamento uccelli, amato dagli appassionati di bird watching.

Bird Watching nella Riserva di Vendicari, Siracusa, Sicilia.

Una bellissima passeggiata consigliata a tutti nelle ore fresche (o con tanta protezione 50). Un vero peccato che non siano disponibili biciclette per il pubblico, che permetterebbero di girare l'intera riserva in modo pulito ed ecologico in poche ore, mentre per fare l'equivalente a piedi sono necessarie circa 10 ore di cammino.


   

  
  


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Predatori e prede. Squalo mangia signora tedesca una tantum o uomo uccide squalo 365 giorni l'anno?

  

La montagna assassina, lo squalo killer, cosa hanno in comune? la stupidità dell'uomo. Avventati alpinisti fanno escursioni fuori pista, cosa che spesso è sconsigliata, la montagna innevata scarica una slavina provocata dagli sconsiderati e sotto la stessa trovano la morte, ebbene la montagna viene dichiarata "assassina".

Una signora di una certa età va in vacanza a Sharm el Sheik e si tuffa in mare. Viene dilaniata da uno squalo e questo viene chiamato "killer". Ora è stata organizzata una caccia allo squalo e, a quanto si dice, verrà catturato e ucciso molto presto; altrimenti ci saranno delle disdette nelle prenotazioni turistiche.

Io non ci capisco più niente. Ma la montagna è assassina in quanto montagna o è la neve che la fa diventare tale, e lo squalo in quanto pesce fa bene a stare nel mare o dovrebbe essere portato al guinzaglio magari in qualche piscina con acqua salata?

Con la museruola, naturalmente, altrimenti quello continua a fare lo squalo anche lì, nella vaschetta. Ci lamentiamo perchè i predatori del mare si avvicinano troppo a disturbare il bagno in mare dei vacanzieri, ma non ci preoccupiamo di lasciare loro risorse alimentari con cui cibarsi.

Anzi, per dirla tutta abbiamo proprio cambiato il loro habitat naturale, riempito gli abissi marini di carcasse metalliche e rifiuti tossici e poi pretendiamo che gli abitatori dei mari se ne stiano lì, a morire senza far nulla per farci intendere che noi, cosiddetti esseri superiori, abbiamo sbagliato tutto.

I predatori siamo noi, loro tentano soltanto di sopravvivere.

Povero mondo!
Mammut


   

  
  


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Dove diavolo è Matt ? Where the Hell is Mat? Ballare male in giro per il mondo.

  


Oggi ci rilassiamo con uno splendido video che infonde felicità, allegria e che stranamente suscita, anche grazie alla splendida colonna sonora, un senso di unità tra tutte le tribù mondiali. La storia è quella di Matt, un trentaquattrenne del Connecticut (34 anni nel 2010), che ha deciso, forse grazie anche alle sue tasche ricche di denaro, di girare il mondo e di filmarsi inizialmente da solo nelle classiche cartoline (davanti la torre Eiffel, le Piramidi di Egitto ecc...) e poi successivamente, nell'anno seguente, grazie anche al supporto di un grande sponsor che ha acquistato la sua immagine, di ballare con tutte le tribù del mondo e non solo, anche con in luoghi come l'aereo della NASA per la simulazione dell'antigravità.

Una splendida idea, che per Matt è diventata anche fonte di sostentamento, e che vede il suo video su Youtube ad oggi, con oltre 30 milioni di contatti. Complimenti all'ingegno e alla capacità di chi ha saputo inventarsi un mestiere.

Dove diavolo è Matt? Where the hell is Matt?

Ma come diavolo a fatto Matt a far ballare strano mezzo mondo?

Nel seguente piccolo video Matt parla in una conferenza e spiega come è riuscito, paese per paese, destinazione per destinazione, a far ballare migliaia di persone con il sorriso in volto, creando senza dubbio uno dei video più belli della storia delle produzioni personali. L'intervista è in lingua inglese ed è un buon approfondimento per chi vuole cimentarsi in un'impresa parimenti complessa e stimolante e che dopo due anni ancora piace e piacerà in eterno.

Non a caso, lo sponsor di Matt, citato alla fine del video "Where The Hell is Matt", del 2008, ha un "contest" (una gara) sul proprio sito web, per l'idea strana vincente, come a dire... "Hey, con Matt abbiamo fatto una valanga di soldi grazie allo sponsor, e ora? Chi ha un'altra idea simile che possiamo sponsorizzare?". Con ciò non vogliamo assolutamente togliere l'onore ad una splendida idea che ci fa sorridere ogni volta che la guardiamo.


   

  
  


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Tre giorni a Castro, nel bed & breakfast più confortevole della Puglia.

  

Bed & Breakfast a Castro, in Puglia - Salento.

Il bed & breakfast di Castro, La Rosa Antica; un posto che rimane nel cuore.

Durante la permanenza in Salento, Puglia, abbiamo avuto modo di dormire in molti bed & breakfast della costa adriatica e ionica. Nel lungo tragitto, ci siamo fermati tre giorni a Castro, graziosissimo paesino pulito, ricco di infrastrutture di riciclaggio rifiuti e per la raccolta differenziata. Ad ospitarci è stata la stanza più bella che un bed & breakfast ci abbia mai potuto offrire. La sala verde del B&B La Rosa Antica.

Abbiamo deciso quindi di dedicare un mini articolo alla cortesia e la qualità del servizio offerto, che passa dall'estrema pulizia e attenzione nella sistemazione delle camere, alla colazione incredibilmente coreografica e qualitativamente unica del mattino, che in estate si può gustare nello splendido giardinetto in cui una rosa di ben 24 anni (2010) ricopre una vasta area del tetto della dependance nel giardino.

http://www.larosaantica.it


   

  
  


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Una giorno a Trani, tra il mare dell'Adriatico e il pesce fresco

  

Non si può certo dire che il centro storico di Trani (Puglia) sia brutto o non degno di una passeggiata. C'è la cattedrale del 1100 d.c., un "castello" simpatico di un paio di piani poggiato sulla riva del mare, e delle graziose viuzze. Altro?

Se si esclude la pista ciclabile, mmm... NO. Proprio niente altro. Il centro storico vale 1 passeggiata di numero, comprendente il porticciolo, carino ma senza un punto centrale che ne genera l'identità caratteristica. Ai confini del centro storico di Trani, si trova la Trani vera e propria, fatta di scempi edilizi, palazzoni di cemento sul lungo mare, e palazzi decadenti con balconi pericolanti su strada, per la non curanza della sicurezza dei visitatori e cittadini.

La cattedrale di Trani.

Palazzoni sul lungomare di trani Trani.

Il mare è il tradizionale marrone del medio adriatico, e senza alcuna varianza di colore nel prolungare l'occhio verso l'orizzonte.

Molto bello e funzionale il lungomare ciclabile di Trani, ampio e sicuro (diviso da uno sparti traffico di cemento dalla strada a senso unico del lungomare). Una corsetta di mezz'ora mi è stata sufficiente per inalare abbastanza smog da ricordarmi che Roma non è poi così male. Molte le auto e i motorini di vecchia data, nate nell'era della benzina super, e che rendono impraticabile la voglia di sport sulla ciclabile del lungomare, considerando che la strada che costeggia l'area pedonale e di corsa, è il canale di passaggio di tutti i giovani automuniti che devono far sentire la potenza delle proprie casse al resto di Trani, utilizzando la strada non come via di comunicazione tra più aree, ma come il via vai della sera quando la noia non ti suggerisce altro.

Peccato, perché la gente del posto è molto cortese, decisamente educata e pronta ad aiutare i turisti. 10 e lode alla cortesia dei Tranesi, insufficiente l'impatto estetico e funzionale della città.

Un ottimo punto in cui cenare, dove con 55 euro abbiamo consumato quanto segue:

400 grammi di calamari fritti
700 grammi di spigola al forno ottimamente cotta al naturale
bruschettine di antipasto
due bottiglie di acqua
1 amaro
1 porzione di ananas
1 porzione di melone

è stato "il delfino blu", sul lungomare, dove è possibile scegliere il pesce da farsi portare a tavola, tra quelli di un lungo bancone ed un vivaio di primizie marine. Ottima la cucina, simpatico l'ambiente.


   

  
  


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Vacanze in Calabria, Calabria Holidays, città e spiagge.

  

Calabria holidays, vacanze in Calabria.


Parliamo oggi di un portale in crescita per le vacanze in Calabria. Una serie di recensioni interessanti su molte aree turistiche calabresi, con informazioni puntuali su tutte le attrazioni del territorio raccolte per area geografica.

Dalla marina di Sibari allo splendido acquario di Isola di Capo Rizzuto e una lista ben fornita di indicazioni sulle principali mete e città da visitare in Calabria.

Il portale è realizzato dai membri di un'associazione territoriale del luogo e punta a diventare il riferimento per tutti coloro che cercano informazioni turistiche sulle risorse culturali e artistiche della splendida Regione Calabria.

http://www.holidayscalabria.it


   

  
  


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