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Branchie di Niccolò Ammaniti

  

Il miglior libro surreale del pianeta: Branchie, di Niccolò Ammaniti.
Colori dipingono l'avventura surreale ma reale del nostro carissimo, che si trova catapultato in un viaggio alla indiana jones nell'oriente più cubista e ricco di trovate letterarie decisamente originali e scansonate.
Chiedersi come mai un asino vola non sarà cosa che la vostra mente vi richiederà, leggendo Branchie; semplicemente la vostra mente lo accetterà e lo considererà normale.
Niccolò Ammaniti si supera, in questo libro che in punta dei piedi, e senza far rumore, introduce l'autore sugli scaffali delle librerie di tutta Italia.

Il libro è del 1997 e narra della storia di un ragazzo che lavora in un laboratorio di acquari e passa le giornate a cercare il mistico motivo per cui i pesci si comportano come tali.
Malato, si trascina abulico da una festa all'altra al seguito di una fidanzatina, nei quartieri alti di Roma.
Tutto fila in modo altamente ripetitivo, finchè una proposta assai stimolante e curiosa gli giunge per posta a casa: recarsi in India a costruire un acquario per una misteriosa ed ignota signora. L'India vista con gli occhi di Ammaniti si trasforma in un continente sottosopra e decisamente sgarbugliato, che sembra uscito da una mente di un tossico eccitato e felice di essere vivo. Il sottosuolo prende vita con la BAP (Banda dell'ascolto profondo) ed altre trovate che impreziosiscono il percorso del giovane, rapito al suo arrivo in India dai fantomatici "arancioni". Giunge, dopo essere stato sedotto da una ragazza, in un castello (dimora della ragazza), dove scopre che la signora capeggia una banda di delinquenti intenti in trapianti di organi prelevati ad indiani vivi.
Qui, la folle scoperta degna dell'autore; un vero genio.

Rapido e folleggiante Branchie è il classico libro da assaporare in qualsiasi momento si necessiti di un minimo di svago ed al contempo di vedere l'ordinario stravolto.

branchie di niccolò ammaniti


   

  
  


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Slumdog Millionaire

  

Cosa mi aspettavo dal film "the Millionaire" ancora non lo so, forse perchè è la prima volta che mi capita di vedere un film in stile Bollywoodiano (anche se il regista ha tutt'altra origine); forse mi aspettavo più un musical ballereccio, che capita di intravedere, durante servizi in tv, sul paese che, in assoluto, sforna più film in un anno. Ed invece la sensazione che ho avuto è stata di assistere ad una favola moderna con tutti i "classici" ingredienti: i fratelli orfani, l'amore predestinato, il lupo vestito da pecora, il tradimento fraterno, l'attesa, il riscatto, la vittoria.

Qual'è la differenza?
L'India e l'angosciante povertà di migliaia di persone, bambini nati in un posto meraviglioso e straziante. Bambini usati, snaturati e predestinati. Tutti tranne Jamal. E perchè? Perchè lui, nonostante tutto, rimane un puro, incorruttibile, fermo nei suoi princìpi. Poco credibile? Forse.
Ma le favole non servono proprio a sperare che la sorte, straordinariamente fortunata di UNO, possa un giorno essere la nostra?

N.B. Tutto il film è accompagnato da una musica incessante, ritmata e frenetica come la vita dei protagonisti, stupenda !


   

  
  


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